La voce dei lavoratori delle Marche

«Il lavoro per dare senso e dignità al nostro stare insieme»

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di Stefano Mastrovincenzo, Segretario Generale CISL Marche

Il Congresso eucaristico non ha lasciato indifferenti chi come noi, lavoratori e sindacalisti, ha accolto l’invito a cogliere una opportunità feconda che la Chiesa italiana ha proposto al nostro territorio.
Abbiamo potuto rileggere volti e fatti del nostro tempo, con uno sguardo più lucido e lungimirante: lavoratori di aziende in crisi, giovani disorientati nel mercato del lavoro, fragilità diffuse dinanzi ad un welfare non sempre inclusivo; e poi folate della finanza rapace, triste inadeguatezza della classe di governo, tensioni socio-politiche da noi e in altri Paesi e, apparentemente lontane, carestie silenti in pezzi d’Africa senza pace. In questa “ordinarietà” che ci fa sentire a volte inermi, è utile a tutti uno sguardo più lungo, un respiro meno affannoso.
La riflessione sull’Eucaristia si è infiltrata in questa umana normalità, dove una Storia grande e fatta anche di Mistero, può aiutare tutti a riconciliarsi con esperienze concrete di disagio, ingiustizia, morte (fisica o sociale) ma anche di solidarietà, dono, responsabilità. Tutti: chi crede e gli dà il valore di Verità; ma anche chi, non credente, può cogliere nell’Eucaristia un’ipotesi di giustizia, di fraternità, di senso, per un’esperienza umana vivibile e dignitosa.
Il Congresso eucaristico ha proposto, nel solco di testi recenti del Papa, riflessioni sul lavoro e le fragilità ai tempi della crisi, che fanno evolvere gli orientamenti della dottrina sociale della Chiesa elaborati anche in periodi di maggiore prosperità.
Significativa è in questo senso la testimonianza dell’operaio della Merloni nell’incontro di Fabriano. “Ho sempre pensato, insieme alla mia Chiesa, che il lavoro dovesse contribuire al compimento del Creato, alla felicità degli uomini, a dare senso e dignità al nostro stare al mondo. Non poter lavorare è un sentirsi fuori da questo Disegno… Come ti chiami? Che lavoro fai? Sono le prime domande che facciamo ad una persona che vogliamo conoscere. Quasi che un “nome di persona” senza un “nome di lavoro” tolga parte della possibilità di essere riconosciuto da chi incontro. Come se senza un lavoro rischiassimo di non poterci descrivere, di non esistere… E’ necessario immaginare e realizzare una pratica e una cultura del lavoro che sappia osare oltre ciò che abbiamo fatto sinora”.
Di fronte al dramma di un lavoro che non c’è, non bastano più infatti gli occhiali di un tempo. La costruzione di diritti in grado di conservare i frutti del progresso (di una parte del mondo), sembra lasciare il passo alla necessità di immaginare possibilità plurali per un lavoro che sia a portata di ciascuno.
Una sensazione che si è percepita domenica scorsa, al concerto del maestro Allevi e della Filarmonica, quando mons. Menichelli ha parlato di “cattedrale del lavoro” riferendosi alla Fincantieri in cui il Papa celebrerà la messa, mettendola in relazione intensa con la cattedrale religiosa di San Ciriaco che domina il porto e il cantiere. Dare vita ad una delle tante “cattedrali del lavoro a rischio”, è un segnale dal forte valore simbolico (per tutti) ed eucaristico (per i credenti), che sarà più intenso quando delegati sindacali di aziende in crisi e lavoratori precari condivideranno il “mangiare insieme” al Papa. In vista, nei prossimi giorni, del riavvio del confronto sulle prospettive di lavoro.
Mangiare insieme è forse l’unica via. A partire dai problemi sociali e del lavoro. Insieme, tutti coloro che hanno davvero a cuore le sorti di una comunità, mettendo a disposizione un po’ di ciò che abbiamo nel nostro piatto: valori, talenti, risorse, competenze… Con responsabilità, condivisione, e voglia di futuro.
La Rassegna Stampa: Corriere Adriatico

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