Il Gender Gap retributivo e l’industria 4.0

Constatiamo una interconnessione sociale in rapida evoluzione e in tale contesto il divario di genere può verificarsi all’interno di quattro macroaree: salute, educazione, economia e politica, a causa della combinazione di molti fattori. Uno dei vari aspetti è il gender gap retributivo nel lavoro, cioè “la differenza di remunerazione tra donne e uomini calcolata sulla base del differenziale medio nel salario orario lordo di lavoratrici e lavoratori”, che a livello mondiale è in media di circa il 18%. Vari sono i fattori che determino il divario nei vari Paesi in relazione anche a diversi contesti lavorativi. Vogliamo in questo articolo porre l’attenzione sulla disparità nel lavoro digitale.

L’ultimo report Gender Gap 2016 del World Economic Forum, nel raccomandare la riduzione delle disuguaglianze di genere , segnala l’imminente pericolo di un aumento esponenziale del divario retributivo tra uomini e donne nel contesto della quarta rivoluzione industriale, la cosiddetta industria 4.0. La ricerca del WEF ha monitorato i progressi di ben 144 Paesi nel mondo e il risultato evidenzia ancora le differenze negli Stati occidentali più evoluti (Europa), che negli ultimi anni hanno subito un rallentamento nel progresso verso la parità di genere . In Giappone, Francia e Svizzera la differenza salariale di genere è ancora molto alta; mentre in Olanda, Nord Europa e Stati Uniti è stata raggiunta la maggiore eguaglianza nel posto di lavoro favorendo la cultura digitale.

Le tecnologie digitali creano agevolazioni al lavoro, in particolare la flessibilità che permette di gestire la work life balance e supportare la carriera femminile; per questo le donne lavoratrici troverebbero i maggiori vantaggi nel settore. E’ necessario che i Governi e le Imprese in collaborazione tra loro forniscano alle donne, giovani e non, le migliori competenze digitali , al fine di accelerare il raggiungimento dell’uguaglianza di genere che ancora non ha risolto i problemi del gap retributivo.

L’Italia risulta diciannovesima nella scala mondiale delle competenze digitali, dietro gli Emirati Arabi, la Corea e il Brasile; da una statistica in Italia risulta che il 90% degli uomini si affida alla tecnologia contro l’83% delle donne. Gli intervistati, sia uomini che donne sono concordi nell’affermare che le tecnologie digitali non solo permettono di lavorare da casa agevolando un maggiore equilibrio tra vita privata e vita lavorativa, ma incrementano anche la possibilità di trovare un impiego. Ancor oggi, il talento femminile nell’economia rimane, tra le risorse aziendali, quella maggiormente sottoutilizzata sia per l’ insufficiente considerazione sia per la modesta progressione formativa .

L’evoluzione dei media, con la conseguente rivoluzione nelle forme di comunicazione e di socializzazione degli individui, ha ampliato il divario in termini di opportunità tra coloro che hanno la possibilità di accesso alla rete e coloro che non l’hanno. Tra gli uomini e le donne queste ultime sono i soggetti maggiormente “discriminati”, questo è il Gender Digital Divide.

Il rapporto delle donne con i mezzi di comunicazione rappresenta uno strumento di socializzazione e di maturazione della identità. Anche se le competenze (skills) femminili sono in aumento, negli apparati produttivi del settore tecnologico la presenza femminile è ancora marginale. Sempre maggiori giovani donne mostrano interesse per il settore produttivo tecnologico ma non vogliono proseguire negli studi universitari. Manca la consapevolezza dei vantaggi che determinate professioni arrecano al lavoro femminile.

Anche l’Agenda Digitale europea promuove azioni per l’inclusione digitale femminile. Le ragazze non hanno ancora modelli positivi di donne nel lavoro produttivo tecnologico, persistono ancora stereotipi culturali dove il possesso e l’uso delle nuove tecnologie appartengono al genere maschile. Sosteniamo perciò la presenza delle donne nel sistema delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, come valore aggiunto della forza lavoro favorendo, in tal modo, la crescita occupazionale, la competitività e la ripresa economica.