Poste Italiane: sempre più difficile recuperare i pacchi inesitati

Raccomandate, Assicurate, Atti Giudiziari, Pacchi non consegnati al domicilio del destinatario secondo Poste saranno a disposizione dei clienti in maniera più capillare. In teoria, già il giorno dopo la mancata consegna. «Peccato che questa operazione sia solo un esercizio di dialettica – sottolinea Dario Dominici, appena riconfermato alla guida del SLP-Cisl Marche, il sindacato maggiormente rappresentativo della categoria – in realtà ormai da oltre una decina di giorni i clienti sono vittime dei più disparati disservizi: lunghe attese per arrivare agli sportelli, avvisi non riconosciuti dai sistemi informatici, inviti a tornare il giorno successivo a quello indicato dall’avviso stesso».

Insomma la “nuova rete” che dovrebbe garantire la consegna degli invii e dei pacchi inesitati fa acqua ancora prima di partire nonostante siano stati individuati 81 nuovi uffici dove ritirare gli oggetti a firma (Raccomandate, Assicurate, Atti Giudiziari), 106 per i pacchi e 48 per i pacchi fermoposta.  A fronte del caos che regna sovrano, sono stati già aperti dei conflitti di lavoro visto che personale e uffici non sono pronti a questa novità, scaricata sui dipendenti  dalla sera alla mattina e senza la preventiva consultazione del sindacato di categoria.

«I clienti – continua Dominici – al momento rischiano di andare a ritirare la propria corrispondenza un giorno in ufficio e un giorno in un altro per la imperizia aziendale nell’organizzare un progetto che potrebbe essere anche condivisibile, se ci fosse la volontà di risolvere i tanti problemi:  dalla mancanza di  personale negli uffici postali che oltre alle normali mansioni si deve anche occupare di ricevere, sistemare e consegnare pacchi e raccomandate ai destinatari che vengono a ritirarli;  alla mancanza di spazio e dei necessari arredi, alla improvvisata formazione del personale avviata in ritardo; alla mancanza di automezzi  per garantire la distribuzione delle inesitate in tutto il territorio regionale».