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FISASCAT

Chi siamo

Terziario e del commercio, dipendenti da Aziende appartenenti alle attività commerciali, di ospitalità, ristorazione e turismo; addetti al culto, ippica e addetti totalizzatori, case da gioco, bingo, agenzie di scommesse, lavoratori di istituzioni e imprese che forniscono servizi socio/assistenziali, dipendenti civili delle Basi Americane e NATO, collaboratrici familiari, dipendenti e/o soci lavoratori di imprese esercenti l'attività di pulizia, disinfezione, disinfestazione, derattizzazione, sanificazione ambientale, piccola manutenzione all'interno di mostre, negozi, uffici ed in genere aree locali pubblici e privati, compresi piazzali e reparti industriali.

Sede regionale:

Via Ragnini, 4 - 601xx Ancona
Tel: 071 28221
Fax: 071 2822229
Email: fisascat.marche@cisl.it
Pec: fisascat.marche@pec.it

Ancona

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Sede di Ancona:

La CISL Marche, dal 17 marzo al 13 aprile, valuterà l’erogazione dei propri servizi esclusivamente per via telefonica e telematica. Siamo contattabili telefonicamente ai seguenti numeri unici: PATRONATO - INAS 800249307 - PER TUTTI GLI ALTRI SERVIZI: 0715051
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Le ultime notizie

31/03/2020 Lavoratori commercio alimentare a rischio.I sindacati dichiarano lo stato di agitazione
  La situazione sanitaria  nel nostro Paese si sta facendo di giorno in giorno più drammatica: i casi di contagio da COVID19 crescono e purtroppo anche i decessi.   Filcams Cgil  Fisascat Cisl e Uiltucs  Uil delle Marche scrivono in una nota: « consapevoli che il settore della distribuzione alimentare è essenziale per la popolazione e che per tale ragione è stato consentito alle aziende di continuare la loro attività, chiediamo con forza che ciò avvenga nel pieno rispetto delle norme sanitarie a protezione di tutti i lavoratori e dei cittadini e dichiariamo  su tutto il territorio  regionale marchigiano lo STATO DI AGITAZIONE  delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio alimentare.» «Lo stato di agitazione lo abbiamo dichiarato come ultimo monito alle istituzioni, alle associazioni datoriali ed alla cittadinanza, perché si intervenga subito per ridurre l' esposizione ai contagi di una categoria dove non mancano vittime . - ha commentato Selena Soleggiati, Fisascat Cisl Marche - Lo sciopero sarà l' ultima ratio ma non lo escludiamo se nulla sarà fatto in  termini di contrazione degli orari di apertura da parte soprattutto delle istituzioni che hanno il dovere di intervenire perché chiudere la domenica non impatta in alcun modo sulla possibilità di approvvigionamento dei beni di prima necessità delle famiglie marchigiane.»   Il protocollo sottoscritto il 14 marzo e recepito interamente dal decreto del Governo definisce le linee guida da adottare in tutte le aziende affinché si eviti il contagio da COVID19. È necessario che le aziende si attengano a tali norme, in modo da attuare rigorosamente gli interventi di prevenzione collettiva e individuale. «Purtroppo continuiamo a registrare carenze nelle misure messe in campo e carichi di lavoro insostenibili. - proseguono  Filcams Cgil  Fisascat Cisl e Uiltucs  Uil - La mancanza di dispositivi di sicurezza, l’assenza di controllo e sorveglianza, lo stress di massacranti turni di lavoro mettono a grave rischio gli addetti del settore. Per tale ragione chiediamo che le soluzioni, gli strumenti e gli interventi, vengano concretamente realizzati da tutti gli operatori commerciali,  quali: dotazione dei DPI a tutti i lavoratori; controllo rigido e contingentato dell’afflusso delle persone; rispetto rigoroso della distanza interpersonale;  installazione di pannelli di plexiglass alle casse; sanificazione costante di ambienti e superfici; rimodulazione dell’organizzazione del lavoro con turni di lavoro più contenuti che prevedano il riposo la domenica.» I negozi alimentari nei fatti restano a tutt’oggi l’unico luogo in cui si realizza una elevata circolazione di cittadini e conseguentemente una maggiore possibilità di diffusione del  contagio. «Riteniamo pertanto che la misura di contenimento più efficace sia proprio la  minore esposizione al rischio realizzabile attraverso la restrizione degli orari di apertura con un provvedimento omogeneo su tutto il territorio nazionale che disponga da subito la chiusura in domenica degli esercizi di vendita. L’apertura per sei giorni la settimana costituisce infatti un lasso temporale più che adeguato per garantire gli approvvigionamenti alimentari alle famiglie italiane. Valutiamo pertanto negativamente la  decisione del Governo di mantenere l’apertura illimitata e subordinata alla libertà del singolo esercente. L’autoregolamentazione degli operatori del settore non solo ha creato disparità tra gli addetti che sono sottoposti a nastri orari diversi, ma ha creato anche difformità negli orari commerciali del medesimo comune generando confusione tra gli utenti.» Gli operatori più sensibili ed avveduti hanno chiuso la domenica e previsto l’apertura sino alle 19 altri hanno mantenuto gli orari di sempre inclusa l’apertura in domenica. In assenza di interventi governativi, «abbiamo chiesto una tempestiva regolamentazione omogenea del settore da parte della Regione Marche, affinché la cittadinanza non sia  disorientata ed abbia una univoca indicazione confidando in misure restrittive per una Regione che sta pagando un prezzo altissimo in termini di numero di contagi e di vittime.» In molte regioni, dal Veneto alla Sicilia, dall’Emilia Romagna alla Sardegna, dal Friuli alla Calabria, peraltro la chiusura in domenica Insieme al contenimento degli orari è già stata assunta con Ordinanze specifiche. «L’assenza di ogni risposta da parte della Regione Marche rischia invece di tradursi in una scarsa attenzione delle Istituzioni nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici del settore  che svolgono “eroicamente “ un servizio indispensabile per la collettività mettendo a rischio se stessi e le proprie famiglie.» sottolineano i sindacati di categoria. A tutto ciò si aggiunge la richiesta irricevibile che talune aziende del settore alimentare stanno avanzando alle Organizzazioni sindacali per l’utilizzo dell’ ammortizzatore sociale della Cassa Integrazione Guadagni in Deroga in costanza di continuità lavorativa. «Una richiesta che , in seno all’emergenza e alla drammaticità del momento, condanniamo  perché operata a mero vantaggio economico da aziende che hanno visto aumentare considerevolmente i loro fatturati in queste settimane.  - denunciano i sindacati - Ricorrere ad un ammortizzatore sociale straordinario senza che si sia delineato un consistente ed improvviso calo di lavoro, significa nei fatti sottrarre risorse pubbliche ad altre aziende che hanno dovuto al contrario, loro malgrado, interrompere la propria attività a salvaguardia della salute pubblica e del bene comune e che versano per questo in seria difficoltà.» «Lo stato di agitazione è anche una precisa presa di posizione nei confronti di quelle aziende che stanno guardando alla cassa integrazione in deroga come ad uno strumento per ridurre i costi seppur in costanza di continuità di attività .  - conclude Selena Soleggiati Fisascat Cisl Marche  - Solo il calo drastico ed improvviso del fatturato o la chiusura di attività  può giustificare il ricorso agli ammortizzatori, pensati per sostenere lavoratori ed imprese a cui il contenimento deciso dal governo impedisce nei fatti di lavorare, e  non come occasione di miglioramento delle performance economiche.» Filcams Cgil  Fisascat  Cisl e Uiltucs Uil, nelle realtà in cui si verificherà la carenza delle necessarie misure di sicurezza sanitaria o che scelgano senza ragioni valide  di avvalersi degli ammortizzatori sociali si dichiarano pronte a sostenere tutte le azioni, anche di mobilitazione, a tutela dei lavoratori e della popolazione    
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17/03/2020 Coronavirus: i sindacati chiedono la chiusura domenicale e la riduzione dei turni nei settore del commercio
Fisascat Cisl, Filcams Cgil e UilTucs Uil regionali e della provincia di Ancona hanno inviato una lettera alle istituzioni e a tutte le aziende del commercio, a partire dalla grande distribuzione organizzata, per rappresentare la difficile situazione che si sta vivendo nel settore del commercio e che rischia di generare nei luoghi della distribuzione alimentare nuovi focolai di contagio da coronavirus. «I negozi di distribuzione alimentare, anche laddove si rispettino scrupolosamente le misure di prevenzione raccomandate dalle istituzioni sanitarie come anche dal recente Protocollo tra Governo e parti sociali, sono i luoghi dove la generalità della popolazione si reca per l’indispensabile approvvigionamento alimentare, comportando pertanto un’affluenza alta e costante durante tutto l’arco della giornata e della settimana - fanno notare Selena Soleggiati (Fisascat Cisl), Carlo Cotichelli (Filcams Cgil) e Fabrizio Bontà (UilTucs Uil) -. Siamo però di fronte ad una frequentazione dei supermercati non solo per l’approvvigionamento alimentare, ma anche come giustificazione allo spostamento al di fuori delle mura domestiche. È frequente, difatti, il verificarsi di clienti che si recano nei punti vendita per più volte al giorno per acquistare solo pochi prodotti anche non strettamente necessari e di natura non alimentare. Questa situazione, per quanto comprensibile dal punto di vista “umano”, comporta dei rischi non accettabili per le lavoratrici e i lavoratori dei supermercati perché aumenta la possibilità del verificarsi di contagi in luoghi di lavoro che non possono chiudere come altri perché divenuti indispensabili per la cittadinanza».   Ai fini del contenimento dell’evento epidemiologico, le organizzazioni sindacali chiedono la chiusura domenicale e la riduzione del nastro orario di apertura giornaliera di tutti gli esercizi commerciali di distribuzione alimentare fino alle ore 18.00, nonché l’utilizzo esclusivo di turni unici di lavoro contenendo così gli spostamenti indotti dall’organizzazione del lavoro su turni spezzati. Inoltre, anche alla luce del recente Protocollo del 14 marzo, i sindacati rinnovano la richiesta di adozione in tutti i luoghi di lavoro di mascherine protettive, di gel igienizzanti per le mani, di sanificazioni periodiche, di installazioni di pannelli in plexiglass nelle postazioni di cassa e negli altri reparti serviti dove si intrattengono inevitabilmente rapporti diretti con la clientela.    «Ad oggi - concludono i tre Segretari - la mancata adozione di misure di sicurezza è un fenomeno purtroppo diffuso che comporta interventi delle autorità competenti, anche dietro nostre segnalazioni, solo quando queste mancanze si stanno già verificando. C’è, invece, l’esigenza di una omogeneità di comportamento di tutti gli esercizi commerciali, per una prevenzione del contagio ovunque efficace a tutela di tutta la comunità».
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19/02/2020 In attesa dell'incontro, sospeso lo sciopero del Deposito XPO di Osimo
A seguito della convocazione, da parte di Margherita Distribuzione, di un incontro dedicato esclusivamente al tema della Logistica e del deposito di Osimo previsto per il prossimo 24/02, le scriventi annunciano la sospensione dello sciopero già proclamato per il 20/02. Le scriventi Segreterie - unitamente alle RSU del deposito - ribadendo il forte clima di preoccupazione e di tensione all'interno del Deposito comunicano fin da subito la ripresa della mobilitazione in assenza di risposte chiare e impegni concreti per il proseguo delle attività. Le Segreterie Filcams-Cgil Fisascat-Cisl Uiltucs  (C. Cotichelli) (S. Soleggiati) (F.Bontà)
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13/02/2020 Deposito ex Sma Auchan, sit-in dei lavoratori davanti sede Xpo Logistics. Prosegue la protesta nel mondo ex Auchan
Giovedì 13 febbraio i lavoratori del deposito di ex Sma Auchan gestito da Xpo Logistics hanno dato vita a un presidio con una assemblea in sit in davanti alla sede di via Edison n. 2 ad Osimo.   «Dopo la riconfermata indisponibilità di Margherita Distribuzione di illustrare il progetto prima di aver definito il perimetro completo della rete di vendita, il deposito di Osimo è stato ufficialmente escluso per il periodo pre Pasquale dalla preparazione delle commissioni dei punti di vendita marchigiani che passeranno sotto la competenza del deposito di  Melfi. - scrivono in una nota  Filcams-Cgil,  Fisascat-Cisl, Uiltucs -  Si tratta nei fatti di un lento spegnimento vista anche la decisione di inviare parte della merce stoccata in deposito ad alcuni ipermercati del nord, che vorrebbe i lavoratori protagonisti inerti della chiusura. Xpo Logistics e Margherita Distribuzione tacciono nonostante le formali richieste di incontro recentemente inviate proprio per avere chiarezza sul futuro di una unità distributiva che occupa oltre 100 persone che sommate alle 76 di sede porterebbero il conto a circa 200 esuberi per le Marche.»     «Restiamo convinti che il deposito possa ancora svolgere un ruolo strategico nella supply chain di Conad anche in una ottica di servizio ai punti di vendita delle due cooperative che hanno competenza nel territorio. - rilanciano i sindacati di categoria - I lavoratori lanceranno in questa occasione il piano di mobilitazione di contrasto di decisioni che possano in qualche modo escludere il coinvolgimento del deposito nel progetto Conad ed inviteranno la Regione a farsi parte diligente per organizzare da subito un incontro con Xpo Logistics e Margherita Distribuzione.  - concludono  - Al sit-in sono stati invitati anche il Presidente della Giunta Regionale Ceriscioli e il Presidente del Consiglio Regionale Mastrovincenzo ai quali verrà chiesto un coinvolgimento attivo della Regione nella gestione di questa complicata vertenza che coinvolge con i punti vendita non passati al sistema Conad, circa 250 persone.»   Il Resto del Carlino - Ancona del 14/02/2020  
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07/02/2020 Vertenza Auchan - Conad presidio e incontro in Regione
 Presidio dei lavoratori  organizzato  da  Filcams Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs  durante l'incontro, che si è tenuto  nel pomeriggio del6 febbraio,  su  vertenza Auchan - Conad, convocato della Regione Marche,  alla presenza dell’Assessora al Lavoro i rappresentanti di Margherita Distribuzione S.p.A. per proseguire il confronto in ordine alla situazione aziendale come da indicazione del Ministero del Lavoro. Presenti anche una rappresentanza delle cooperative CIA e Conad Adriatica. Nell’incontro, « a carattere prettamente interlocutorio è stato fatto un aggiornamento della situazione marchigiana: 29 punti vendita complessivi della rete vendita Sma/Auchan dei quali solo 21 entreranno a far parte del perimetro Conad,  mentre 8 punti vendita che occupano complessivamente 221 dipendenti,  saranno ceduti a soggetti terzi e di cui ad oggi non sono noti dettagli alcuni. Delle decine e decine di punti vendita in franchising nessuna menzione. - spiegano in una nota i sindacati di categoria -  Pesa inoltre sull’intera rete vendita il responso dell’anti trust che ha evidenziato nel territorio marchigiano 24 sovrapposizioni  e del quale si attende per fine febbraio l’esito definitivo che potrebbe condizionare, se confermato, l’operazione complessiva.» In merito ai 76 esuberi dichiarati tra il personale amministrativo impiegato negli uffici delle sedi di Osimo e Offagna ricompresi nella procedura di mobilità avviata a livello nazionale per 817 esuberi complessivi,  l’avv.Baroni, per conto dell'azienda,  ha precisato che «si tratterà di esodi volontari incentivati in alternativa a non meglio precisati percorsi di ricollocazione del personale interessato,  supportati  dalla richiesta di  ammortizzatori sociali a copertura dell’intero anno e finalizzati al completamento del percorso di chiusura delle sedi.» L’Assessora al Lavoro  della Regione Marche ha dichiarato «la disponibilità per conto della regione Marche, di mettere in campo politiche attive volte alla salva guardia dei posti di lavoro.» «Sulla logistica, ovvero sul destino degli oltre 100 lavoratori occupati nel deposito di Osimo l’orizzonte è alquanto incerto e comunque condizionato e successivo al passaggio complessivo della rete vendita. Nessuna garanzia, nessuna prospettiva, nessuna risposta all’oggi; solo l’ennesimo rimando del problema che pesa per i lavoratori che lo vivono giorno dopo giorno, da mesi, come un macigno. - sottolineano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil  - Pur registrando i  propositi espressi dalla controparte continuiamo  a ritenere insufficienti le risposte fornite, ancora troppo generiche, parziali e non risolutive.  A tal proposito sollecitiamo la Regione a mantenere alta l’attenzione su una vertenza ancora non correttamente percepita in tutta la sua gravità e complessità per l’impatto che rischia di determinare a svantaggio di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie. - concludono -  In attesa di ulteriori sviluppi auspicando di proseguire in modo più proficuo il confronto sia a livello nazionale che, nel breve, anche nel suo prosieguo in sede regionale ci riserviamo di valutare, se necessarie, la messa in campo di iniziative rivendicative e di lotta a sostegno e a tutela dei lavoratori.»  
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25/01/2020 Tgr Marche 25 01 2020 Conad - Auchan: al via i primi licenziamenti
Al via i primi licenziamenti per i lavoratori ex Auchan. Sono 73 gli esuberi nelle Marche. Il servizio del Tgr Rai Marche con intervista a Selena Soleggiati, Segretaria Generale Fist Cisl Marche
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10/01/2020 Mercatone Uno: sfratto esecutivo per le tre sedi marchigiane
Un nuovo capitolo per la vertenza Mercatone Uno: le tre sedi marchigiane sono sotto sfratto, con la rimozione delle insegne. Un ulteriore segnale di preoccupazione in attesa dell'incontro di febbraio al Ministero con i commissari, che dovrebbero fornire le prime indicazioni sulla cessione delle sedi e sul riassorbimento della forza lavoro. Il servizio del Tgr Rai Marche con intervista a Domenico Montillo, Fisascat Cisl Marche
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20/12/2019 Conad - Auchan, nessuna garanzia occupazionale: è sciopero per il lavoro oltre le cose
Sabato 21 dicembre  volantinaggio presso tutti i punti vendita Conad/Auchan delle Marche  e Lunedì 23 dicembre ore 10,00 sciopero e presidio regionale di Marche e Abruzzo indetto dai sindacati di categoria, Filcams Cgil – Fisascat  Cisl – Uiltucs Uil,  davanti alla sede di CONAD ADRIATICO  a Monsampolo del Tronto ( AP). «Stiamo ancora aspettando, da parte di Conad, risposte e garanzie occupazionali per i dipendenti di Auchan e Sma. - affermano le segreterie unitarie di  Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil -  Ad oltre 6 mesi dall’acquisizione del gruppo francese Auchan SpA,  chiediamo con forza  di conoscere  i dettagli della riorganizzazione degli ipermercati, il modello organizzativo  e le ripercussioni occupazionali su ogni territorio, ed in particolare  vogliamo la garanzia  che sia scongiurato il  rischio che  i passaggi di ramo d’azienda isolino  una  parte dei lavoratori destinandoli al licenziamento. » « Chiediamo un piano di riorganizzazione delle sedi e della logistica, che specifichi i tempi di attuazione e le possibilità di ricollocazione, oltre alle possibili sinergie con le sedi e la logistica di Conad.  – proseguono i sindacati di categoria – Chiediamo di conoscere i ruoli  nei quali Conad ha ricollocato, unilateralmente, una parte dei lavoratori, discriminandone altri. Vogliamo inoltre chiarimenti sul resto della rete vendita che non sarà oggetto di passaggio a Conad mentre respingiamo l’assurda richiesta di intervenire sul  costo del lavoro su una platea di addetti che ad oggi non ha ancora la certezza del lavoro. »  Nelle Marche sono 1673 i lavoratori impiegati dal gruppo francese di cui circa 500  in attesa di  conoscere il proprio destino: la sede amministrativa, il deposito di Osimo  e i 10 punti vendita che Conad considera non performanti ,non saranno infatti integrati nel sistema Conad. Cia di Forli  e Conad Adriatico bocciano una ampia fetta del vecchio perimetro aziendale a cui si aggiungono gli oltre 70 punti di vendita in franchising che non rientrano nell’interesse di Conad e che occupano  oltre 380 dipendenti. Per le segreterie regionali di Filcams Cgil – Fisascat  Cisl– Uiltucs Uil  «è necessario  che il piano industriale di Conad sia esplicitato nella sua interezza senza omissioni,  declinando gli esuberi ,oggi genericamente indicati, nei territori e nei singoli rami in cui il gruppo è stato spezzettato per essere ceduto e va definito un piano straordinario di ricollocazioni che ricomprenda anche i punti di vendita e le sedi Conad. Ma  serve anche un accordo quadro sottoscritto da tutte le cooperative del sistema Conad che verifichi l’andamento  occupazionale e le condizioni di lavoro dei punti vendita che passano a Conad, visto che l’impresa ha dichiarato, rispetto a questi, altri  esuberi in sospeso senza precisare in quali unità distributive si concentrino le maggiori criticità . Ci rifiutiamo infatti categoricamente di parlare di migliaia di esuberi in modo generico, senza entrare nel dettaglio rispetto a dove e per quali motivi.  – concludono Filcams Cgil – Fisascat Cisl – Uiltucs Uil – Perché i lavoratori sono persone e non costi, e le persone vengono prima. E’ bene che Conad non lo dimentichi ed è bene che il suo AD dott.  Francesco Pugliese scelga il tavolo sindacale e non la stampa per articolare le sue proposte di ricollocazione che ad oggi sembrano ancora vaghe dichiarazioni di intento.”  
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29/11/2019 Rossini Center aperto a Santo Stefano: i sindacati dei servizi chiedono il rispetto della festività
A maggioranza assoluta il comitato di gestione del centro commerciale Rossini Center, ha deciso di non accogliere l'appello delle organizzazioni sindacali di categoria e va dritto verso l'apertura nel giorno di Santo Stefano. Fervono i preparativi alla Grande I che oggi batte bandiera Conad e che ha fortemente voluto l'apertura, per reperire le disponibilità dei lavoratori che pur potendo scegliere di non prestare la propria attività nei giorni festivi, vivono il disagio di doversi sottrarre ad una chiamata al lavoro che oggi arriva direttamente dal proprietario che ha rilevato l'attività da Finiper. Il contratto nazionale attribuisce infatti al lavoratore il diritto alla festa senza che nulla sia trattenuto a chi decide di astenersi dalla prestazione, ma non è di certo semplice rigettare una richiesta quando forte è la paura che il diniego si tramuti in qualche ripercussione.. Per i 180 lavoratori del punto di vendita Conad e per tutti i lavoratori del centro commerciale impiegati negli oltre 30 negozi della galleria, non sarà quindi un Natale all'insegna della tradizione perché nelle Marche la tradizione prevede oltre all'albero di Natale, il presepe e il panettone, la chiusura di tutte le attività commerciali nel giorno di Natale, Santo Stefano e primo gennaio. La scelta operata dal centro commerciale che rischia di innescare il classico "effetto a catena" tra gli operatori del settore, riapre il problema delle aperture domenicali e festive che necessitano di una regolamentazione di legge diversa. La soluzione non può che passare per l'attribuzione della materia alla potestà legislativa regionale, per l'esclusione di alcune festività dalle deroghe all'obbligo di chiusura e per il contenimento del numero di aperture complessive. Le tante proposte di legge in materia che avevano come minimo comun denominatore l'abrogazione dell'articolo 31 del cosiddetto "decreto Salva Italia" con il quale il governo Monti ha liberalizzato gli orari commerciali, giacciono in Parlamento schiacciate forse dagli interessi della grande distribuzione organizzata che si è opposta con forza alla traduzione in legge. Noi restiamo convinti che non è moltiplicando le occasioni di acquisto che si appianano i bilanci degli esercizi commerciali; servono strategie commerciali che puntano sul prezzo, sugli assortimenti adeguati alle esigenze della clientela locale sul servizio, e sul rispetto dei propri collaboratori che oltre ad essere "commessi" sono anche clienti affezionati alle proprie aziende. Fllcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil regionali, invitano il centro commerciale a rivedere la propria decisione, la cittadinanza ad evitare ogni acquisto nel giorno di Santo Stefano ed i lavoratori del centro commerciale ad astenersi dalla prestazione festiva che è e resta un giorno da passare con i propri cari. 
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25/10/2019 Vertenza Auchan - Conad: sciopero il 30 ottobre
  A sostegno dello sciopero indetto dalle Federazioni nazionali di categoria per il prossimo 30 ottobre, FILCAMS CGIL FISASCAT CISL E UILTUCS UIL regionali, organizzeranno un presidio nel capoluogo di regione dove confluiranno i lavoratori della rete vendita, del deposito e della sede ammnistrativa che non potranno partecipare alla manifestazione nazionale organizzata proprio davanti al Ministero dello sviluppo economico dove avrà luogo l’incontro con i vertici CONAD – BDC. Per ragioni di sicurezza solo una rappresentanza di lavoratori potrà portare sino a roma le ragioni di una protesta che trova origine nell’ostinato atteggiamento di chiusura tenuto da Conad nel lungo quanto improduttivo confronto nazionale. Una operazione chirurgica precisa, ma non indolore quella messa in campo da Conad dopo l’acquisizione del pacchetto azionario di Auchan-Sma; mentre si auto proclama l’unico operatore del settore in grado di salvare Auchan dal fallimento, smembra sapientemente il colosso francese, tiene per sé le realtà performanti e lascia sul campo punti di vendita diretti, affiliati, sedi logistiche e sedi secondarie per i quali l’unica certezza è che per il momento il piano industriale non li contempla. Mentre si tagliano i nastri di inaugurazione che segnano il riavvio dei punti vendita acquisiti,  viene annunciata sui tavoli di confronto sindacali  la vendita delle realtà in sovrapposizione con la rete Conad,  ma restano ovviamente segreti i soggetti e soprattutto rimane “in bianco” la garanzia della salvaguardia occupazionale che non può essere soddisfatta dal mantenimento dell’organico in forza all’atto del passaggio garantito dalla legge nei punti vendita acquisiti; significa invece creare le condizioni  affinché  sia data una opportunità  di impiego a tutti i profili professionali. La trattativa nazionale ha registrato come grandi assenti anche la tutela delle condizioni di lavoro, le garanzie sul perimetro degli appalti e dei servizi in cui operano migliaia di addetti, la garanzie per quella parte di rete di vendita che con il passaggio perderà l’accesso agli ammortizzatori sociali, l’articolo 18 e il vincolo di responsabilità delle cooperative CONAD  a cui spetta il compito di garantire omogeneità di condizioni nelle varie aziende associate. Le Regione Marche è candidata a pagare un prezzo che non può permettersi: il mercato del lavoro locale   già ferito dalla crisi del manifatturiero, non sarà in grado di riassorbire questa ulteriore perdita di posti di lavoro.  A tremare sono gli oltre 800 dipendenti della sede amministrativa, del deposito di Osimo, dei punti vendita non performanti, delle superfici più grandi che potrebbero essere ridotte e riportare esuberi o dei tanti negozi di vicinato legati a Sma dal rapporto di affiliazione commerciale che sembrano non interessare a CONAD. Per queste ragioni, saremo il 30 a Roma e davanti all’Auchan di Ancona in via Scataglini, certi di poter contare su tutti i consumatori marchigiani a cui chiediamo di astenersi dagli acquisti per l’intera giornata.   LE SEGRETERIE REGIONALI FILCAMS CGIL  (Joice Moscatello FISASCAT CISL (Selena Soleggiati UILTUCS UIL (Fabrizio Bontà)  
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