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CISL FUNZIONE PUBBLICA

Cisl Marche News

25/02/2021 Pesca, i sindacati alla Regione: “No al raddoppio del fermo biologico"
Con la pubblicazione del Decreto Direttoriale n. 8941 del 11 gennaio 2021, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, attraverso la Direzione Generale Pesca e Acquacoltura ha disposto delle giornate di fermo obbligatorio aggiuntivo  per  le imprese che esercitano la pesca mediante l’utilizzo di attrezzi trainati con rete a strascico e volante.  L’aumento delle giornate valgono per le imbarcazioni iscritte nella GSA 17 (Adriatico Settentrionale e Centrale), e sono diverse a seconda del tipo di imbarcazione. Si passa da 30 giorni di fermo pesca biologico, generalmente nel periodo tra agosto e settembre, ad un ulteriore periodo di fermo di 21 giorni, per barche di lunghezza fuori tutto (LFT) inferiori a 24 metri, di 30 giorni per le imbarcazioni comprese tra i 12 e 24 metri  a 39 giorni per le barche di lunghezza superiori a 24 metri. Tali giornate dovranno essere effettuate entro il 31/12/2021 a scelta dell’armatore. «Questa decisione serve solo a danneggiare un settore già in crisi da anni e oggi messo alla dura prova dalla grave emergenza sociale ed economica causata dalla Pandemia che incombe da circa un anno. - affermano Danilo  Santini e Stefano Pepa della Fai Cisl Pesca e Paolo  Grossi  della Flai-Cgil -  Le conseguenze di questa decisione, da parte della Direzione Generale Pesca,  di raddoppiare le giornate di fermo biologico,  mette a rischio la sostenibilità delle imprese con inevitabili ripercussioni sul fronte occupazionale.»  «Questo accanimento porta ad un ulteriore diminuzione di fatturato per le imprese, già in difficoltà, e una ripercussione sulla forza lavoro inevitabile perché se le aziende non riescono a mantenersi, non si potrà salvaguardare l’attuale livello occupazionale. Non si parla solo di pescatori imbarcati ma di tutto l’indotto; si assisterà ad un progressivo declino del settore, che dura ormai da anni. - proseguono i sindacati di categoria -  Non si comprende come queste decisioni, che tra l’altro, si sommano alle altre decisioni di normative prese a livello nazionale e comunitario, vadano tutte verso una sola  direzione, quella direzione che porta a continue riduzioni e limitazioni,  quasi punitive, nei confronti del settore della pesca e dei pescatori.» «Per questi motivi  chiediamo alla Giunta regionale delle Marche ed in particolare dell’Assessore Mirco Carloni, di condividere le preoccupazione del sindacato facendosi portavoce a qualsiasi livello istituzionale ed in particolare verso il Governo Nazionale ed il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, delle istanze dei lavoratori e imprese della pesca -  cocludono   i  rappresentanti sindacali regionali del settore pesca,  Paolo Grossi (FLAI-CGIL), Danilo Santini e Stefano Pepa (FAI-CISL) -   affinché si modifichi il provvedimento che raddoppia i giorni di fermo pesca, e si punti a riaprire il tavolo con le Organizzazioni sindacali nazionali di settore. Il tutto per cambiare il Decreto, nel vero interesse dei lavoratori e imprese della pesca evitando gravi ripercussioni socio-economiche devastanti.»  
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24/02/2021 CGIL CISL UIL: basta ostacoli alla piena applicazione della Legge 194. Le donne devono essere libere di scegliere
«Le donne devono essere libere di scegliere senza che nessuno possa permettersi di giudicarle o tanto meno di colpevolizzarle.»  CGIL CISL UIL Marche rivendicano la piena applicazione della Legge 194 nelle Marche, di fronte agli annunci della Regione Marche sulla somministrazione della RU486 e ai dati sull’obiezione di coscienza nelle strutture sanitarie pubbliche che sta ponendo ostacoli all’applicazione della Legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.  «Lo Stato ha il dovere di rendere concretamente effettiva questa legge, che è stata una conquista delle donne per assicurare la loro libertà e il loro diritto alla salute» dichiarano Daniela Barbaresi, Cristiana Ilari e Claudia Mazzucchelli, Segretarie di CGIL CISL UIL Marche, che chiedono anche il rispetto da parte della Regione delle Linee guida del Ministero della salute sull’aborto farmacologico e sul ruolo dei consultori, perché la libertà di scelta e la tutela della salute sia garantita a tutte le donne delle Marche. Nelle Marche solo il 6% delle interruzioni volontarie di gravidanza avviene con metodo farmacologico: valori lontanissimi dalla media nazionale (21%) e da quelli di regioni come la Toscana (29%), Emilia Romagna (37%) o il Piemonte (44%). A ciò si aggiunga la situazione degli obiettori di coscienza: nelle Marche rappresentano il 73% dei ginecologi ospedalieri e il 30% di quelli dei consultori, il 45% degli anestesisti e il 25% del personale sanitario non medico: per una donna diventa impossibile interrompere una gravidanza, tanto che una donna circa su dieci deve andare fuori regione per abortire. Il numero dei medici ginecologi è sceso da 153 unità del 2015 a 137 nel 2019 di cui solo 37 sono ginecologi non obiettori: praticamente solo uno su quattro. Dai dati forniti dalla Regione Marche relativi al 2019, la situazione che nei singoli ospedali è preoccupante: sono tutti obiettori i 10 ginecologi dell’ospedale di Jesi, 10 obiettori su 11 all’ospedale di Fermo (91%) dove non si effettuano IVG, 9 su 10 all’ospedale di Fano (90%), 8 su 9 in quello di Civitanova Marche (89%), a Senigallia (78%), Macerata o Ascoli Piceno (75%) . La più bassa presenza di ginecologi obiettori si registra negli ospedali di Urbino (55%), San Benedetto del Tronto (56%) e al “Salesi” di Ancona (58%) dove però gli obiettori sono comunque la maggioranza dei medici. Nel 2019 sono state effettuate 1.450 interruzioni volontarie di gravidanza di cui 447 nella provincia di Ancona (31% del totale regionale), 358 in provincia di Macerata (25%), 345 in provincia di Ascoli Piceno (24%), dove le IVG vengono effettuate grazie soprattutto a una convenzione con l’AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica), e 300 in provincia di Pesaro Urbino (21%). Nessuna IVG in provincia di Fermo.  Barbaresi, Ilari e Mazzucchelli aggiungono che «Le donne vogliono vivere in un Paese che consenta di mettere al mondo figli senza l'angoscia per il futuro. Un Paese in grado di assicurare loro un lavoro stabile e adeguatamente retribuito. Un Paese che investa in un'adeguata rete di servizi per l'infanzia e per un welfare davvero universale e al contempo che investa nell'educazione all’affettività e alla sessualità e in una rete di consultori, adeguata ed efficiente in grado di sostenere davvero le donne e le famiglie nel rispetto delle indicazioni del Ministero della Salute, senza che siano costrette ad andare fuori regione per vedere rispettate le loro scelte.»  «Nelle Marche le donne non torneranno indietro e non smetteranno di rivendicare con forza il loro diritto ad essere rispettate come persone senza essere definite in base a presunti ruoli e funzioni e ad essere libere di scegliere!».
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23/02/2021 Lavoratori spettacolo: manifestazione regionale “Torniamo a fare spettacolo” 23 febbraio Sferisterio di Macerata
Il 23 febbraio 2021, ad un anno dalla chiusura dei luoghi della cultura, i sindacati confederali di categoria hanno realizzato una manifestazione pubblica « in stretto raccordo con le proposte nazionali e regionali, quest’ultime già al centro del confronto con la Regione Marche. - sottolineano SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL - Insieme alle lavoratrici e ai lavoratori dello spettacolo marchigiani, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, abbiamo manifestato a Macerata, in piazza Mazzini, vicino ad uno dei luoghi simbolo della cultura, lo Sferisterio.  Per l’occasione, lo slogan è stato: “Torniamo a fare spettacolo”.»  «Le ragioni dell’iniziativa sono quelle di porre l’attenzione pubblica ed istituzionale sugli effetti concreti che la pandemia e le conseguenti chiusure hanno prodotto sui territori, tra la popolazione, sull’occupazione e sulle condizioni economiche delle lavoratrici e lavoratori. - proseguono i sindacati di categoria - E’ necessario sostenere il mondo della produzione culturale a partire dal riconoscimento di ammortizzatori sociali più efficaci, di pensare alla riapertura graduale ed in sicurezza dei luoghi della cultura, di salvaguardare produzione e occupazione per non disperdere talenti e professionalità essenziali per la società civile.» Per  SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL  «è urgente realizzare una riforma della legge dello spettacolo e combattere forme diffuse di elusività contrattuale e di lavoro sommerso, attraverso l’applicazione dei contratti nazionali di lavoro. Con la Regione Marche, parallelamente, è da tempo aperto un confronto, che auspichiamo porti presto ad affrontare e risolvere il tema urgente dei ristori, delle buone pratiche contrattuali, della revisione della legge regionale dello spettacolo risalente al 2009 e concretizzare il progetto presentato di “Cura dei teatri marchigiani” propedeutici alla ripresa Facciamo appello - concludono i sindacati regionali di categoria - alle Istituzioni, alla società civile, ai media, affinché partecipino fattivamente al rilancio del settore dello spettacolo, quale fattore essenziale per lo sviluppo economico e sociale.»            
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23/02/2021 Aeroporto: situazione critica, occorre intervenire immediatamente
La Fit Cisl Marche è estremamente preoccupata per la situazione dell’aeroporto Sanzio. «Non si deve perdere tempo: è necessario agire presto e bene per rispondere a una crisi senza precedenti» spiega Roberto Ascani, Segretario Generale Fit Cisl Marche, che chiede l’immediata costituzione del tavolo permanente di confronto con la Regione Marche per affrontare le problematiche del trasporto aereo.  «La nuova Giunta Regionale – prosegue Ascani - non ha manifestato finora un interesse tangibile alle vicissitudini del trasporto aereo nelle Marche. Il comparto sta attraversando una crisi senza precedenti: serve una svolta nelle politiche di sostegno per i lavoratori, ma anche una programmazione che sappia cogliere i segnali di ripresa del mercato. Servono investimenti appetibili ed esigibili che interrompano l’isolamento in cui l’Aeroporto delle Marche sta scivolando lentamente».  La Fit Cisl chiede da mesi un confronto, ma non ha ancora ricevuto una risposta. «La società di gestione è in difficoltà – aggiunge Ascani – mentre i bandi promossi dalla Regione vanno regolarmente deserti o quasi.  Il Presidente aveva tenuto per sé la delega all’aeroporto e questo, inizialmente, aveva fatto ben sperare; ma ad oggi il confronto non è mai decollato e di aerei in pista non se ne vedono né se ne vedranno a breve. Sarebbe un vero peccato disperdere gli investimenti fatti, le professionalità dei lavoratori e la determinazione di un investitore privato: il territorio subirebbe un contraccolpo fatale in termini di occupazione diretta ed indiretta e di indotto economico attivabile».  «Parole d’ordine – conclude il Segretario Generale della Fit Cisl Marche - confronto e risorse economiche dallo Stato e dal territorio per cogliere immediatamente la ripresa». 
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23/02/2021 Sindacato dei pensionati Fnp Cisl: “Pensioni sempre più povere in provincia di Pesaro - Urbino "
«Tantissime persone anziane della nostra provincia stanno scivolando sotto la soglia di povertà, e la situazione sta peggiorando a causa dell’emergenza pandemica, che tra l’altro ci costringe a restare in casa e a spendere risorse importanti per i dispositivi di protezione individuale.» commenta così Vittorio Calisini, Coordinatore  Fnp Cisl  di Pesaro, Urbino e Fano  i dati,  elaborati dalla Federazione dei Pensionati della Cisl Marche, pubblicati dall' INPS che attestano che nel 2019 nella Provincia di Pesaro – Urbino sono state erogate 139.295 pensioni. L’82% di queste sono prestazioni previdenziali in senso stretto, mentre il restante 18% sono prestazioni di tipo assistenziale: pensioni sociali e pensioni di invalidità civile. Le indennità di accompagnamento erogate alle persone in condizione di completa non autosufficienza sono state 13.891.  L'importo medio di una prestazione previdenziale nella provincia è di 1.024 € mensili lordi (contro una media regionale di € 990) che scende a € 859 (contro una media regionale di € 832) se si considerano solo le prestazioni erogate agli ex dipendenti del settore privato (l’83% del totale). Complessivamente, su tutto il territorio marchigiano, il 62% delle prestazioni previdenziali erogate hanno un importo inferiore a 1.000 € mensili lordi, con differenze importanti in ottica di genere: se gli uomini percepiscono in media € 1.218 lordi mensili, le donne arrivano a € 705. «Siamo consapevoli che l’emergenza sociale ed economica che ci aspetta sarà drammatica.  L’Istat rileva che nelle Marche, a settembre 2020, gli occupati sono diminuiti di 34.540 unità (il 6% circa) rispetto all’anno precedente, nonostante il blocco dei licenziamenti. - continua Calisini - Siamo estremamente preoccupati per i nostri figli che rischiano di perdere il lavoro e per i nostri nipoti che avranno enormi difficoltà a trovarlo. Per anni abbiamo cercato di sopperire alle carenze del sistema pubblico di welfare aiutando ogni giorno figli e nipoti, regalando tempo e soldi, pagando bollette e rate dei mutui, assistendo nipoti e coniugi non autosufficienti. A maggior ragione continueremo a farlo per contrastare gli effetti della crisi, ma abbiamo bisogno di sostegno. » «Le pensioni non vengono di fatto rivalutate da 7 anni - denuncia il Coordinatore Fnp Cisl della provincia di Pesaro-Urbino - sui nostri redditi grava un carico fiscale tra i alti in Europa, non abbiamo alcun diritto esigibile a prestazioni socio assistenziali e sanitarie quando diventiamo non autosufficienti. I costi delle strutture residenziali sono esorbitanti, e non è possibile coprirle con le nostre pensioni o con l’indennità di accompagnamento (522 € mensili). Di conseguenza, le famiglie sono costrette ad intervenire, impoverendosi ulteriormente. - prosegue e conclude -  Per questo auspichiamo che il nuovo Governo guidato da Mario Draghi si facci carico di questi problemi, trovando nel Recovery Plan delle risorse da destinare alla rivalutazione dei trattamenti pensionistici, il cui potere d'acquisto si è drammaticamente ridotto negli ultimi anni, alla riduzione dell’IRPEF sui redditi medio bassi da pensione e lavoro e al potenziamento dell’assistenza socio sanitaria alle persone non autosufficienti, non solo anziane. I pensionati italiani vogliono continuare ad aiutare le loro famiglie e il loro Paese, ma hanno bisogno di un sostegno concreto ed urgente.»  
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CISL FP MARCHE News

15/02/2021 Infortuni da lavoro Covid, Cisl Fp Marche:" Pesantissimo l'impatto sui professionisti della sanità"
 «Dai dati Inail al 31 dicembre 2020 sugli infortuni Covid 19 si evince purtroppo chiaramente come la crisi pandemica abbia colpito pesantemente i professionisti della sanità marchigiana, con particolare riferimento ad infermieri ed operatori socio -sanitari.  -  sottolinea il Segretario  Generale della Cisl Fp, Luca Talevi - L' analisi dei dati mensili nella nostra regione evidenziano come marzo sia stato il mese più critico per gli infortuni ( oltre un terzo del totale 2020 ) ma a seguire ci sono i mesi di novembre e dicembre a dimostrazione di come anche la seconda fase pandemica abbia coinvolto pesantemente i professionisti della salute marchigiana. Se infatti , eccetto il mese di marzo, la media regionale degli infortuni Covid era in linea con quella nazionale, il mese di dicembre registra un picco di infortuni ( più 23, 7% ) rispetto a novembre  che molto probabilmente si ripeterà anche nei mesi di gennaio e febbraio 2021 precedenti all'avvio della vaccinazione agli operatori sanitari»   Complessivamente nel 2020 sono state  2821 le denunce complessive di infortuni da Covid 19 e tra queste ben 1992 pari al 70,6% del totale sono donne rispetto agli 829 uomini pari al 29,4% del totale. Il 45,8% degli infortuni Covid totali riguarda il settore sanità ed assistenza sociale, e tra questi i lavoratori più colpiti sono infermieri, per una percentuale elevatissima dell'88%, ed operatori socio sanitari operanti soprattutto nella  sanità pubblica ma anche nella sanità privata oltre che nelle strutture socio assistenziali. «Rileviamo come siano in aumento percentuale anche gli infortuni Covid riguardanti gli agenti di polizia municipale operanti quotidianamente nel territorio. - continua e conclude Talevi -  Come sindacato continuiamo ad essere fortemente impegnati per la massima tutela dei professionisti della sanità marchigiana e dei pazienti con il coinvolgimento costante dei rappresentanti dei lavoratori della sicurezza all'interno di ogni luogo di lavoro.»      
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11/02/2021 Servizi sociali ATS 6 Fano: i sindacati chiedono che si apra un dibattito sulla gestione
Nel dicembre del 2019 sono stati adottati provvedimenti per la costituzione in forma associata del servizio sociale ATS 6 che, coerentemente con i modelli organizzativi della nostra provincia, diventava lo strumento per la gestione associata ed in convenzione dei servizi sociali. Nel dicembre del 2020 ( delibera 73 dei comitati dei sindaci) veniva approvato un cronoprogramma funzionale alla costituzione, a decorrere dal 1 gennaio 2023, di una nuova azienda pubblica di servizi per la gestione dei servizi  sociali e  socio sanitari integrati. Cgil Cisl e Uil di Pesaro-Urbino, insieme alle categorie del pubblico impiego, desiderano sapere quali siano state le valutazioni politiche ed organizzative che hanno portato a questa decisione , che leggiamo nell’atto di Giunta, non ha natura precettiva ( e sarebbe strano il contrario ) ma programmatoria dal momento che gli Enti che conferiranno personale e risorse economiche alla costituenda ASP non hanno mai coinvolto le confederazioni sindacali ed i sindacati di categoria su un tema tanto rilevante. Si tratta infatti di superare un modello organizzativo, realizzando un nuovo soggetto che, con proprio personale e proprie risorse, dovrebbe gestire direttamente servizi così importanti per la presa in carico e la cura della parte più fragile della popolazione : tutto questo deve  avvenire con il massimo grado di partecipazione condivisione con chi rappresenta i lavoratori interessati  ed i cittadini che a quel servizio accedono. Consapevoli dell’importanza di questa scelta che finalmente permetterà ai cittadini dell’Ats 6 di avere  politiche sociali incisive, adeguate  e pronte alle nuove sfide sociali,  chiediamo nell’ottica delle buone relazioni sindacali e con l’intento di  un dialogo costruttivo e funzionale a garantire qualità e quantità dei servizi,  l’avvio di un confronto. Per queste ragioni chiediamo al Sindaco e al presidente del comitato dei sindaci dell’ATS 6 un’immediata convocazione perché una decisione con un impatto così rilevante non può essere adottata nel silenzio e senza un adeguato dibattito che coinvolga i sindacati, i lavoratori ed i cittadini.    
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29/01/2021 Emergenza Covid e valorizzazione dei lavoratori della sanità: mancano le risorse per il 2021, personale pronto alla mobilitazione
FP CGIL - CISL FP -  FPL UIL MARCHE esprimono forte preoccupazione per i dati comunicati dal Servizio Salute della Regione Marche circa le risorse economiche presenti per riconoscere la professionalità ed il lavoro svolto dagli operatori sanitari nei reparti Covid nel corso dell'anno appena iniziato. Di fatto le risorse previste dalla Legge di Stabilità per tutte le realtà del SSR nel 2021 sarebbero complessivamente di appena  1.100.00 euro , una cifra   neanche sufficiente a pagare le  indennità previste dal CCNL. Una beffa inaccettabile per coloro che da mesi rischiano quotidianamente la vita per assistere i malati Covid.  FP CGIL - CISL FP -  FPL UIL MARCHE si attiveranno sia con i vertici della sanita regionale che con i parlamentari marchigiani per trovare adeguate risorse per a valorizzare coloro che a parole vengono denominati "eroi" , ma che nei fatti devono anche lottare per veder riconosciuto quanto dovuto. Se entro i prossimi giorni non arriveranno adeguate risposte sulla valorizzazione del personale impegnato nell' emergenza Covid , che purtroppo durerà ancora per mesi stante anche la mancanza di vaccini, FP CGIL - CISL FP -  FPL UIL MARCHE si riservano la possibilità di indire lo stato di agitazione del personale.
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28/01/2021 Ospedale di Sassoferrato riduce ancora i servizi, Cisl Fp: " Preoccupazione per la tenuta dei servizi e della sicurezza"
Difficoltà per l’ufficio prenotazioni e cassa ticket dell' ospedale di Sassoferrato che funge anche da portineria, «  perchè da quattro operatori in servizio, verrà a breve presidiato da un solo operatore. - riportano Stefania Franceschini e Alessandro Mancinelli della CISL FP  -  Erano già rimasti in due da alcuni mesi, ma dal 1 febbraio, il secondo operatore andrà in pensione e sarà impossibile garantire la presenza costante dell’unico dipendente rimasto. Cosa succederà in caso di una sua assenza improvvisa, non è dato saperlo. » «Siamo preoccupati dei risvolti che potrà avere. - proseguono Franceschini e Mancinelli -  Solo per fare un esempio, per chi deve accedere al servizio prelievi, non essendoci l’operatore che gestisce l’inserimento delle impegnative, non sarà possibile eseguire la prestazione con la solita tempistica, o non potrà essere eseguita affatto. Un solo dipendente che gestisce la cassa ticket, consegna referti, fa servizio di portierato e informazioni, è  sicuramente un problema per i servizi al cittadino ma anche di sicurezza.   In questa struttura non esiste un servizio di vigilanza e l’operatore del front office è l’unico che in qualche modo riesce ad avere contatti con l’utente, prima che questo acceda ai vari ambulatori, centro prelievi e RSA. Tante domande senza risposta - denunciano i sindacalisti - quello che ci appare chiaro invece, è che il servizio ai cittadini di Sassoferrato subirà un altro taglio e non sappiamo quale ulteriore decisione verrà studiata a tavolino per questo nosocomio.» «Come CISL FP abbiamo più volte evidenziato che la carenza di personale, non solo sanitario, avrebbe portato alla chiusura, o rischio tale, di importanti servizi, e sicuramente avrebbe penalizzato tutto il settore dei front office, specie quelli territoriali. La situazione che si andrà a verificare da qui in avanti per Sassoferrato, ne è la prova evidente. Il taglio di  spesa di 4.415.420 euro, come si evince dalla determina ASUR n.78 del 20 febbraio 2019 all’allegato 8 - spiegano Stefania Franceschini e Alessandro Mancinelli  della CISL FP - ha impedito di procedere con le assunzioni necessarie a coprire il turn over del personale, lasciando falle insanabili, che si stanno allargando mano a mano che il personale si avvia al pensionamento.» La situazione sta diventando «insostenibile e tutto l’interesse che ora gravita attorno all’emergenza COVID, rischia di distogliere l’attenzione da tutte le altre problematiche che, già presenti e non affrontate, diventeranno presto insolvibili.  - concludono  - Sarà ancora più evidente ad emergenza conclusa, quando molte attività ora ridotte, ritorneranno a pieno regime.»  
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26/01/2021 Fondazione Recanatesi : necessario garantire l’assistenza sanitaria ai malati covid
CGIL CISL UIL confederali di Osimo, unitamente alla federazioni dei pensionati (SPI-FNP-UILP) e dei lavoratori della struttura (FISASCAT CISL e FP CISL, FP CGIL, FPL UIL), esprimono grande preoccupazione per il focolaio di covid 19  che si è generato all’interno della Fondazione  Recanatesi.  «Dalle notizie raccolte circa 60 utenti sui 105 presenti e almeno 15 dipendenti sono risultati positivi, evidenziando in pochi giorni una notevole progressione dell’infezione. Le persone malate sono in isolamento all’interno della struttura. - affermano i sindacati -  Riteniamo indispensabile che vi sia un coordinamento tra la struttura stessa, il comune di Osimo e l’ASUR per la gestione dell’ emergenza  e  chiediamo che venga garantita, attraverso personale medico e/o infermieristico, sia civile che militare, tutta l’assistenza sanitaria necessaria.» «L’impegno dell’ ASUR appare indispensabile, così come quello della sanità militare, per intervenire su di una  situazione inedita per la Fondazione Recanatesi e che non può fronteggiarla con le sue sole forze. Ad oggi infatti restano solo 3 infermieri a gestire i malati in isolamento.  - continuano -  Questo è il tema centrale, infatti la struttura è di tipo socio sanitario e già per la sua normale organizzazione, ma tanto più nell’attuale  emergenza sanitaria,  non possiede in organico  le professionalità sanitarie necessarie a gestire una situazione del genere. Certamente le fondazione Recanatesi dovrà garantire, nella trasformazione del modello organizzativo  conseguente a questa emergenza, tutti gli standard di sicurezza per chi andrà ad operare al suo interno.» CGIL CISL UIL si rendono disponibili ad incontrare gli enti competenti per agevolare il coordinamento delle iniziative.
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