"Il mondo della pesca italiana, già provato da anni di restrizioni e imposizioni dalla UE, sta vivendo una delle sue pagine più nere a causa dell’impennata vertiginosa dei prezzi del gasolio. Con il carburante che ha superato la soglia critica di 1,10 euro al litro, molte marinerie stanno valutando il fermo forzato delle attività. - scrivono in una nota stampa Danilo Santini FAI-CISL e Paolo Grossi, FLAI-CGIL - L'escalation dei conflitti in Medio Oriente ha provocato un'impennata del petrolio, con un impatto immediato del +42% sui costi. Le barche a strascico sono le più colpite: uscire in mare costa fino a 1.100 euro in più al giorno. Per i pescatori imbarcati, il calo delle giornate di pesca si traduce direttamente in una drastica riduzione del salario, la loro retribuzione viene in parte, ricavata dalla vendita del pescato e con meno giorni di pesca meno pesce pescato meno, più costi, tradotto, meno salario. Molti marinai rischiano di rimanere senza stipendio o di dover abbandonare la professione. Il settore chiede interventi strutturali urgenti per evitare la scomparsa di un'intera cultura.
Le principali necessità :
- Credito d’imposta strutturale: il ritorno del credito d’imposta del 20% sul carburante è fondamentale per dare ossigeno immediato, ma è una misura a termine.
-Riforma del fermo pesca: gli indennizzi per il fermo biologico 2024 e 2025 risultano in ritardo, aumentando le difficoltà economiche.
-Sfida del ricambio generazionale: attrarre nuovi imbarcati marittimi in un comparto dall'età media elevata per favorire l'ingresso dei giovani attraverso il Ministero e i fondi FEAMPA 2021/2027, che promuovono incentivi alla formazione e all'imprenditorialità .
-Moderare il numero dei bandi per la cessazione definitiva dell'attività, che prevedono la demolizione assistita dei pescherecci meno efficienti, la nostra flotta, i nostri pescherecci, ha una media molto avanzata.
-Investimenti per la transizione energetica: necessità di aiuti per ammodernare i motori e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
-Stop alla burocrazia e tutela dal prodotto estero: serve una maggiore valorizzazione del pesce fresco italiano. Purtroppo il nostro pesce, ha un prezzo più alto rispetto al pesce importato, e questo fa crescere la sua quota a discapito del pesce fresco e nostrano.
I pescatori non riescono a scaricare interamente i rincari sul prezzo finale del pesce, poiché il consumatore non potrebbe permetterselo. Il risultato è un crollo dei margini, che rischia di portare molte aziende alla chiusura definitiva.
-Ammortizzatore Sociale Strutturato: usufruire della CISOA agricola (Cassa Integrazione Salariati Operai Agricoli ) per il settore della Pesca, ma emendata/adattata alle particolarità della Pesca.
IL recente incontro ministeriale lascia ben sperare ma senza aiuti immediati questo importante Settore produttivo rischia non solo di finire le Reti ma anche la speranza ".