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  • Report metalmeccanica I semestre 2026 l’allarme della Fim Cisl Marche: «A Fabriano il rischio è la desertificazione industriale»

La crisi della metalmeccanica ha ricadute pesanti anche nelle Marche e, in particolare, nel Fabrianese e nell’entroterra. Il Report Fim Cisl sul primo semestre 2026, uscito in questi giorni, censisce a livello nazionale 105.228 lavoratori coinvolti in crisi aziendali, in 1.078 imprese. Le Marche figurano tra le regioni con un numero inferiore di aziende in crisi rispetto ai territori più industrializzati, ma il report conferma le difficoltà dei comparti dell’automotive, della siderurgia e dell’elettrodomestico.

Il quadro regionale è aggravato da vertenze che coinvolgono aziende e filiere centrali per l’occupazione e l’identità manifatturiera del territorio.  La preoccupazione riguarda innanzitutto Beko, che coinvolge quasi mille dipendenti sul territorio. L’accordo sottoscritto al Ministero nell’aprile 2025 prevedeva sacrifici occupazionali, ammortizzatori sociali e un piano di rilancio industriale.

Secondo la Fim Cisl Marche, finora si sono concretizzati soprattutto esuberi e ricorso alla cassa integrazione, mentre gli investimenti promessi – 62 milioni di euro per prodotti, processi, ricerca e sviluppo e pannelli solari – non hanno ancora prodotto risultati visibili in misura adeguata. Alla vigilia dell’incontro al Ministero, la Fim Cisl chiede all’azienda di chiarire il futuro dei siti italiani e di dare piena attuazione agli impegni industriali. Per Electrolux, il confronto sindacale ha consentito di allungare i tempi e di bloccare, almeno per ora, i licenziamenti. Resta però l’incertezza sulla continuità produttiva e sulle prospettive occupazionali di Cerreto d’Esi: il report nazionale riferisce che l’ipotesi aziendale prevede la chiusura del sito entro dicembre 2026, pur in un quadro di trattativa ancora aperto.

La Fim Cisl sottolinea che un’eventuale prosecuzione dell’attività non garantirebbe comunque i livelli produttivi assicurati finora. A questo scenario si aggiunge la chiusura di Whirlpool Technologies, un ulteriore arretramento per un’area che rischia di perdere competenze, capacità produttiva e occupazione. Per la Fim Cisl Marche, le singole vertenze compongono ormai un quadro più ampio, che riguarda il futuro industriale di Fabriano e dell’entroterra.

«Le preoccupazioni che avevamo manifestato da anni stanno diventando realtà. Non è un caso che nel 2025 abbiamo scelto Fabriano per celebrare il nostro congresso: avevamo già colto i segnali di una difficoltà crescente. – sottolinea Mauro Masci, segretario generale della Fim Cisl Marche  -  Oggi il rischio è che si trasformino in una crisi strutturale e in una progressiva desertificazione industriale. Beko è il caso che desta maggiore preoccupazione per il numero delle persone coinvolte. Dei 62 milioni di euro previsti dall’accordo per investimenti in prodotto, processo, ricerca e sviluppo e pannelli solari, sul territorio si vedono ancora troppo pochi risultati. Chiediamo all’azienda di dimostrare che l’acquisizione da parte di Arçelik è una scelta industriale e che gli impegni assunti saranno rispettati anche sul fronte degli investimenti e del rilancio produttivo.»

Anche su Electrolux il risultato raggiunto, «con il blocco dei licenziamenti e il prolungamento dei tempi, è importante. Ma non basta: se ci sarà continuità produttiva, è evidente che non sarà quella garantita finora. E la chiusura di Whirlpool Technologies aggiunge un altro colpo a un territorio che rischia di perdere, pezzo dopo pezzo, il proprio patrimonio manifatturiero e di competenze. – rilancia Masci -  Non intendiamo rassegnarci. Fabriano ha dato molto alla manifattura italiana e ha bisogno di risposte concrete: investimenti, produzioni, ricerca e prospettive occupazionali. Non possiamo continuare a gestire soltanto crisi e licenziamenti. – conclude Mauro Masci, segretario generale Fim Cisl Marche -  Serve una strategia industriale che guardi oltre l’emergenza, prima che le difficoltà diventino una crisi irreversibile per tutto il territorio».