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  • Addetta alle pulizie chiusa per ore in ascensore Sindacati: "Basta lavoro in solitudine, serve un tavolo sulla sicurezza negli appalti"

Il grave episodio avvenuto ad Ancona, che ha visto un’addetta alle pulizie rimanere chiusa per ore in un ascensore durante il turno di lavoro, richiama tutti a una riflessione non più rinviabile: nel settore delle pulizie e dei servizi integrati troppe lavoratrici e troppi lavoratori operano quotidianamente in condizioni di solitudine, spesso in orari marginali, in luoghi svuotati dalla presenza degli altri lavoratori e senza una reale possibilità di intervento immediato in caso di malore, infortunio, aggressione o emergenza.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil Marche ritengono necessario accendere i riflettori su un settore troppo spesso invisibile, ma presente ogni giorno negli uffici, nei centri commerciali, negli appalti pubblici e privati, nelle strutture sanitarie, nelle scuole, nei condomini e nei luoghi della produzione. Un settore composto in larga parte da donne, spesso con contratti part-time, turni spezzati, orari serali o mattutini, appalti al massimo ribasso e carichi di lavoro crescenti.

Il lavoro in solitudine non può essere considerato una semplice modalità organizzativa. Quando una lavoratrice o un lavoratore opera da solo, senza colleghi nelle vicinanze, senza presidio, senza sistemi di chiamata, senza procedure di verifica e senza tempi certi di intervento, quella condizione diventa un fattore di rischio che deve essere valutato, prevenuto e gestito.

La normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro impone al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi presenti nell’attività lavorativa. Questo significa che anche il lavoro in solitudine deve trovare spazio nel Documento di Valutazione dei Rischi e, negli appalti, nella corretta gestione delle interferenze e delle emergenze. Non bastano indicazioni generiche: servono procedure concrete, conosciute, verificate e realmente applicabili.

Per questo chiediamo che aziende appaltatrici, committenti pubblici e privati, responsabili della sicurezza e rappresentanti dei lavoratori aprano immediatamente un confronto sulla sicurezza delle addette e degli addetti alle pulizie che lavorano da soli.

Occorre verificare dove e quando si lavora in solitudine, con quali sistemi di comunicazione, con quali procedure di controllo periodico, con quali dispositivi di allarme, con quale organizzazione del primo soccorso e con quali tempi di intervento in caso di emergenza. Occorre inoltre garantire formazione specifica, informazione chiara, aggiornamento dei DVR e dei DUVRI, coinvolgimento degli RLS e degli RLST e una verifica puntuale degli appalti in cui la riduzione dei costi rischia di scaricarsi direttamente sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori.

La sicurezza non può fermarsi alla porta dell’appalto. Il committente non può ritenersi estraneo alle condizioni in cui il servizio viene svolto. Chi affida un servizio deve sapere come viene organizzato, in quali orari, con quali organici e con quali tutele effettive.

Il caso di Ancona deve diventare un campanello d’allarme. Non possiamo aspettare che un episodio finisca peggio per riconoscere un problema che il settore denuncia da tempo. Le lavoratrici delle pulizie non devono essere viste solo quando il servizio manca: devono essere viste, ascoltate e tutelate ogni giorno.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil chiedono quindi l’apertura di un tavolo territoriale con istituzioni, organi di vigilanza, associazioni datoriali, imprese e committenze, per definire linee operative condivise sul lavoro in solitudine negli appalti di pulizia e servizi integrati.

Rendere visibile questo lavoro significa riconoscere dignità, professionalità e sicurezza a chi ogni giorno garantisce ambienti puliti, ordinati e utilizzabili per tutti. La prevenzione non può essere affidata al caso, a una telefonata arrivata in tempo o alla fortuna. Deve essere organizzazione, responsabilità e contrattazione.