Una novità è entrata in vigore lo scorso 1° luglio e riguarda direttamente tutti i nuovi assunti nel mondo del lavoro privato. Al centro del cambiamento c'è la gestione del TFR (Trattamento di Fine Rapporto), la classica "liquidazione" che, in assenza di una esplicita indicazione contraria da parte del lavoratore, cambierà parzialmente destinazione attraverso il meccanismo del silenzio-assenso.
Il TFR, fino a oggi accantonato mensilmente dall'azienda, diventerà in automatico una pensione integrativa per tutti i rapporti lavorativi successivi. A gestire queste risorse saranno i fondi pensione di settore.
A fare chiarezza ai microfoni della TGR Marche, Paolo Appolloni, Responsabile Regionale del Patronato INAS Cisl Marche, sottolineando il valore della previdenza complementare in un'ottica di lungo termine: «Se si aderisce ai fondi di previdenza complementare, il TFR verrà investito da fondi appositi e questo consentirà di avere una rendita mensile al momento del pensionamento. Non si tratta comunque di un obbligo assoluto. Il lavoratore conserva la propria libertà di scelta, ma deve fare attenzione alle tempistiche: ha infatti 60 giorni di tempo dalla firma del suo primo contratto per comunicare in forma scritta al datore di lavoro la volontà di mantenere la liquidazione tradizionale.»