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  • 2. Lavoro e occupazione nelle Marche tra 2008 e 2020

 

di Sauro Rossi, Segretario Generale Cisl Marche

 

L’andamento del mercato del lavoro

Il mercato del lavoro marchigiano ha nel lavoro femminile e in quello giovanile due annose aree di criticità. Nell’annus horribilis che abbiamo alle spalle tali problematicità si sono acuite.

Come appare chiaro dalla tavola 1, rispetto al 2019, le donne occupate sono diminuite di 8.443 unità  (-3%) e i Neet (giovani dai 15 ai 34 anni che non studiano e non lavorano) sono aumentati di 7.478 unità (+15,9%). Vi è però un fenomeno su cui ci si sofferma poco, che emerge prepotentemente: il calo degli occupati tra i lavoratori autonomi (- 13.030 unità, pari al - 8,2%).

 

Tavola 1 - Dati di sintesi sul mercato del lavoro nelle Marche

Fonte: Istat

               2020-2019

             2020-2008

Valori assoluti

Valori %

Valori assoluti

Valori %

Occupati dipendenti

-1,070

-0,2

-9,574

-2,0

Occupati indipendenti

-13,030

-8,2

-20,846

-12,5

Occupati uomini

-5,657

-1,6

-23,594

-6,3

Occupati donne

-8,443

-3,0

-6,826

-2,4

Occupati tempo pieno

-9,850

-1,9

-45,322

-8,1

Occupati part time

-4,250

-3,8

14,902

15,9

Occupati totale

-14,100

-2,2

-30,420

-4,7

Disoccupati uomini

-3,377

12,7

8,003

52,9

Disoccupati donne

-7,286

-21,6

9,662

57,8

Disoccupati totale

-10,664

-17,720

17,665

55,458

Inattivi uomini

5,139

4,9

-6,855

-5,9

Inattivi donne

11,622

6,9

-21,138

-10,5

Inattivi totale

16,762

6,139

-27,991

-8,808

Forze lavoro uomini

-9,035

-2,4

-15,592

-4,0

Forze lavoro donne

-15,729

-5,0

2,837

1,0

Forze lavoro totali

-24,763

-3,556

-12,754

-1,864

Neet 15-34 totali

7,478

15,9

5,625

11,5

Imprese attive

-1188

-0,8

-14502

-9,1

 

Ciò rappresenta uno degli elementi più significativi della perdita di specificità del modello occupazionale marchigiano che, fino a qualche anno fa, aveva quel tipo di attività ben al di sopra della media nazionale. Se la conferma dei problemi per donne e giovani, l’incremento degli inattivi (+16.762) ed il crollo della forza lavoro (- 24.763) sono i dati salienti del confronto tra 2020 e 2019, il confronto tra 2020 e 2008 - anno  che segnò l’inizio della crisi economica “tradizionale” e che ha preceduto quelle indotte da “sisma” ed emergenza Covid-19 - offre altre chiavi di lettura per interpretare i profondi mutamenti del lavoro nelle Marche .

Lo scorso anno, rispetto al 2008, si sono registrati 30.420 occupati in meno (per il 77.56% uomini), dei quali 20.846 erano lavoratori autonomi. Nel 2020  perciò, rispetto a 12 anni prima, c’erano al lavoro 23.594 uomini in meno (- 6.3%).  Anche le donne, occupate in questo lasso di tempo, sono diminuite, ma  solo del 2,4%,  pari a 6.825 unità in meno.  Va comunque tenuto presente che il divario di genere, seppur ridotto nei 12 anni considerati, nelle Marche continua ad essere consistente: per  tasso di attività, con un -14,8%, e per tasso di occupazione, con un -15,5%  di donne  rispetto agli uomini. E’ anche la struttura occupazionale ad essere cambiata in profondità. Nel 2020 vi sono  stati – 45.322 occupati a tempo pieno, + 14.902 part-time e + 17.720 disoccupati rispetto al 2008.

La tabella 1 riporta i dati dell’osservatorio INPS, secondo il quale nel 2020 il 37,8% dei nuovi  contratti sono stati a tempo determinato; il 17% intermittenti; il 14% in somministrazione; il 13% a tempo indeterminato; il 5,8% apprendistato. La componente femminile ha prevalso su quella maschile solo nel lavoro stagionale (53,5% vs 46,5%) e l’ha sostanzialmente eguagliata sull’intermittente (50,1% vs 49,9%).

 

Tabella 1 - Nuovi rapporti di lavoro

Fonte: Inps, Osservatorio

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020

Valori assoluti

T. indeterminato

20.996

41.273

23.247

19.276

22.499

24.689

18.145

T. determinato

65.160

61.165

65.497

87.798

94.267

78.870

52.641

Apprendistato

8.504

7.018

8.319

10.293

11.781

12.407

8.127

Stagionale

12.724

13.519

13.651

16.292

17.225

20.490

17.209

Somministrazione

24.362

28.425

33.168

41.851

44.265

29.481

19.570

Intermittente

12.684

9.846

10.091

31.671

34.901

36.470

23.714

Totale

144.430

161.246

153.973

207.181

224.938

202.407

139.406

Percentuale

T. indeterminato

14,5

25,6

15,1

9,3

10

12,2

13

T. determinato

45,1

37,9

42,5

42,4

41,9

39

37,8

Apprendistato

5,9

4,4

5,4

5

5,2

6,1

5,8

Stagionale

8,8

8,4

8,9

7,9

7,7

10,1

12,3

Somministrazione

16,9

17,6

21,5

20,2

19,7

14,6

14

Intermittente

8,8

6,1

6,6

15,3

15,5

18

17

Totale

100

100

100

100

100

100

100

 

La tabella 2 mostra il netto calo delle imprese attive (-14.502) nel 2020 rispetto al 2009. Le diminuzioni di assoluto rilievo si registrano in agricoltura (- 8.582), costruzioni (- 4.233), commercio (- 3.946) ed attività manifatturiere (- 3.079); mentre segni di espansione vi sono per noleggio e agenzie di viaggio (+ 1.332), attività immobiliari (+ 1.077) ed attività professionali (+ 1.020).

 

Tabella 2 - Imprese attive per settore di attività (Ateco 2007)

 

 2020-2019

2020-2009

Valori assoluti

%

Valori assoluti

%

A - Agricoltura, silvicoltura e pesca

-577

-2,2

-8.582

-25,3

B - Estrazione di minerali da cave e miniere

-1

-1,3

-31

-28,7

C - Attività manifatturiere

-296

-1,6

-3.079

-14,4

D - Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata

5

1,1

344

262,6

E - Fornitura di acqua - Reti fognarie, attività di trattamento dei rifiuti e risanamento

3

1,0

41

16,1

F - Costruzioni

-94

-0,5

-4.233

-17,7

G - Commercio all'ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli

-558

-1,6

-3.946

-10,3

H - Trasporto e magazzinaggio

-50

-1,3

-985

-21,0

I - Attività dei servizi alloggio e ristorazione

74

0,8

955

10,7

J - Servizi di informazione e comunicazione

43

1,5

536

22,5

K - Attività finanziarie e assicurative

3

0,1

195

6,6

L - Attività immobiliari

139

1,9

1.077

17,3

M - Attività professionali, scientifiche e tecniche

47

0,9

1.020

23,3

N - Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese

89

2,2

1.332

46,2

O - Amministrazione pubblica e difesa - Assicurazione sociale obbligatoria

0

 

3

 

P - Istruzione

26

4,6

205

53,0

Q - Sanità e assistenza sociale

1

0,1

278

46,2

R - Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento

-10

-0,4

418

22,4

S - Altre attività di servizi

-25

-0,4

236

3,5

T - Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico...

-1

 

0

 

U - Organizzazioni ed organismi extraterritoriali

0

 

0

 

X - Imprese non classificate

-6

-20,7

-286

-92,6

TOTALE Attività Economiche

-1.188

-0,8

-14.502

-9,1

 

Nel lungo periodo, in un mercato del lavoro che invecchia, il tasso di attività per la fascia di età 55-64 anni cresce di circa il 24%, la situazione relativa ai giovani conferma tutta la propria drammaticità.

La tabella 3 mostra che tra 2008 e 2020 il tasso di attività in età compresa tra i  18-29 anni è calato dell’8,7% (- 10,3% uomini e – 7,4% donne), quello di occupazione del 13,2%, (- 14,3% uomini e - 12,8% donne). Nel contempo è salito quello di disoccupazione (+10,5%) e quello di inattività (+8,7%),si evidenzia, inoltre,  che le donne mostrano più costanza nella ricerca di lavoro.

 

 

 

Altro elemento particolarmente critico è la crescita esponenziale del cosiddetto part-time involontario tra 2004 e 2019; crescita che comunque vede le Marche leggermente al di sotto dell’Emilia Romagna (- 0,5%) e dell’Italia (- 1,7%) ciò che colpisce però è la fortissima disuguaglianza di genere, perché il fenomeno riguarda in modo particolare l’occupazione femminile. Nella nostra regione le donne in part-time aumentano del 12,1%,  mentre gli uomini soltanto del 3,3% (tabella 4, in appendice).

 

Occupazione: andamenti settoriali

Il mercato del lavoro nelle Marche vede nelle questioni giovanile e femminile le “storiche” aree di criticità. Questo dipende dalla struttura del sistema produttivo incentrato su micro e piccole aziende operanti in settori maturi, che non trovano più nei distretti tradizionali il fattore territoriale competitivo  ma anche da un sistema di servizi meno sviluppato nelle professioni più avanzate.

In merito alla realtà manifatturiera regionale e ai relativi approfondimenti  occupazionali  è possibile consultare  il Rapporto Cisl Marche sulla Competitività del 1 marzo 2021.

Qui  vogliamo ricordare che la progressiva perdita di settori a prevalente forza lavoro femminile ha comportato nel tempo una forte differenziazione di genere: nel 2019 il 35% dell’occupazione totale maschile era impegnato nella manifattura, solo il 20%  era femminile.

La restante quota di occupazione femminile è pressoché totalmente impegnate nei servizi (il 77,3% contro il 51,3% dei maschi), benché complessivamente il comparto abbia una capacità occupazionale inferiore all’Emilia Romagna e all’area euro (tabella 5, in appendice). Della quota femminile il 28,6% è impegnata nel settore del commercio, alloggio e ristorazione, attività di servizio domestico; il 37,8% nei settori ad alta intensità di conoscenza (contro rispettivamente il 19% ed il 23,8% dei maschi). Va evidenziato però  che nei settori commercio e servizi è cresciuta dal 2008 del 4,6%,  mentre in quelli ad alta conoscenza soltanto del 2,7%.

Per approfondire l’analisi sui servizi, merita attenzione il comparto della salute e dell’assistenza sociale. Nella tabella 6 è evidente lo scarto negativo dell’occupazione, in questi settori,   tra Italia e Area euro. Le Marche stanno ancor peggio. Il divario arriva al 4% ed è evidente la differenziazione  di genere (occupazione femminile pari al 13%, quella maschile al 3.4%).

 

Tabella 6 - Salute umana e attività di assistenza sociale (fonte: Eurostat)

(Percentage of total employment)

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

Euro area

9,7

10,2

10,6

10,8

11,1

11,2

11,3

11,4

11,5

11,5

11,5

11,7

Germany

11,3

11,8

12,2

12,3

12,5

12,3

12,5

12,7

12,8

12,9

13,0

13,3

Spain

6,3

7,1

7,5

7,9

8,0

8,0

8,2

8,1

8,2

8,3

8,4

8,5

France

12,1

12,5

13,0

13,1

13,4

14,0

14,5

14,7

14,6

14,8

14,6

14,6

Italy

7,1

7,2

7,3

7,5

7,9

8,0

8,1

8,0

8,1

8,1

8,2

8,2

Emilia-Romagna

7,2

7,6

7,4

7,4

7,7

8,0

8,2

8,7

8,4

7,9

7,9

8,3

Centro (IT)

6,7

6,8

7,1

7,4

8,1

7,5

7,4

7,6

7,5

8,0

8,1

8,3

Marche

6,0

6,2

6,5

6,4

7,5

7,2

6,9

6,7

6,9

8,0

7,6

7,7

Marche maschi

2,5

2,8

3,2

3,4

4,1

3,6

3,1

3,5

3,6

4,2

3,6

3,4

Marche femmine

10,6

10,7

10,8

10,3

11,9

11,8

11,7

10,8

11,2

13,0

12,7

13,0

 

Per completare il quadro dei settori economici, da una breve analisi dell’occupazione in agricoltura, che in Eurostat comprende anche silvicoltura, pesca, estrazione mineraria e cava, emerge  che dal 2008 al 2019 il numero degli addetti è  cresciuto del 0,9% ( vedi tabella 7 in appendice). Un dato significativo soprattutto perché legato  a produzioni di qualità,  ma che rimane però sottodimensionato rispetto all’Italia (- 1,2%) e all’Emilia Romagna (- 0,8%).

Le criticità della struttura economico-produttiva della regione trova ulteriore conferma nel tasso di occupazione per titolo di studio ( vedi tabella 8 in appendice). Il calo negli anni riguarda tutti i titoli di studio  fino al diploma  e nel 2020 anche i laureati, che peraltro nelle Marche presentano un dato al di sotto dell’Emilia Romagna (- 4,9%) e del Centro (- 0,9%).

I dati Eurostat relativi al tasso di occupazione sulla base degli anni trascorsi dal conseguimento del titolo di studio più elevato (tavola 2) evidenziano come nelle Marche  la maggiore difficoltà  è quella di trovare lavoro nel primo periodo (da 1 a 3 anni), sia per il livello secondario che per quello terziario, rispetto all’area euro e all’Emilia Romagna.

Successivamente i tassi tendono ad allinearsi, soprattutto per la fascia superiore.

 

Tavola 2

Tassi di occupazione dei giovani non iscritti all'istruzione e alla formazione, per livello di istruzione. - Anni dal completamento del livello di istruzione più elevato

(in %pop. 15-34 anni)

Istruzione secondaria superiore e post secondaria (livelli 3 e 4)

Istruzione terziaria (livelli 5-8)

da 1 a 3

da 3 a 5

oltre 5

da 1 a 3

da 3 a 5

oltre 5

Euro area

72,6

78,7

78,9

83,8

87,3

87,2

Italy

50,5

67,8

68,5

64,9

81,2

82,5

Emilia-Romagna

68,7

78,1

79,8

80,7

87,0

87,6

Centro (IT)

49,4

71,6

71,9

67,7

83,1

84,4

Marche

55,8

77,9

78,7

69,0

87,2

89,1

 

D’altra parte, le difficoltà di assorbimento della forza lavoro qualificata è esemplificata dal tasso di occupati sovraistruiti, che per l’ISTAT “rappresenta la percentuale di occupati che possiedono un titolo di studio superiore a quello maggiormente posseduto per svolgere quella professione sul totale degli occupati”, fenomeno che colpisce soprattutto la quota femminile (tavola3).

Così come l’indice di mobilità dei laureati residenti nella regione mostra la perdita netta della possibile forza lavoro altamente qualificata.

 

 

Occupazione e retribuzioni

Il quadro generale sul mercato del lavoro nelle Marche non può non avere effetti anche sulle retribuzioni. Prendendo a riferimento la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti nel 2018, lo scarto in negativo tra le Marche e l’Emilia Romagna è di € 4.300 e con l’Italia di € 2.464 (tabella 9, in appendice).Dal punto di vista percentuale, la regione registra una differenza : del - 18,3% con l’Emilia Romagna; del - 6,8% con la Toscana; del  - 8,6% con il Centro e  del - 11,4% con l’Italia.

Particolarmente accentuate sono poi le differenze di genere delle retribuzioni medie (tavola 4). Rispetto alle media regionale, i dipendenti maschi percepiscono mediamente € 3.140 in più  (17,1%), mentre le dipendenti femmine € 3.939 in meno (- 21,1%).

La retribuzione lorda oraria in media aritmetica – che ovviamente nasconde le differenze – rileva comunque una differenza crescente al crescere del livello di studio, pur rimanendo le Marche sempre al di sotto delle altre aree (tavola 5).

 

 

 

 

 

 

 

 

Tavola 5 – Retribuzione lorda oraria per ora retribuita delle posizioni lavorative dipendenti in euro per titolo di studio (media).

 

 

Anno 2017

nessuno, lic. elementare e media

diploma

laurea e post-laurea

 

 

Italia

12,12

14,32

19,18

 

 

Emilia-Romagna

12,67

14,78

18,32

 

 

Centro

12,10

14,15

19,27

 

 

Marche

11,72

13,13

15,71

 

 

Differenze rispetto alle Marche (€)

 

 

Italia

-0,40

-1,19

-3,47

 

 

Emilia-Romagna

-0,95

-1,65

-2,61

 

 

Centro

-0,38

-1,02

-3,56

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le proposte della Cisl Marche per il mercato del lavoro

L’analisi prospettica dei dati evidenzia un quadro fluido per cui, nonostante la permanenza di alcune costanti, per la sua evoluzione o involuzione saranno determinanti le scelte relative alle politiche attive del lavoro e alle politiche dell’istruzione e della formazione da mettere in atto in maniera integrata e coerente con la visione di sviluppo per la nostra regione.

In particolare vogliamo soffermarci  sulle politiche per la formazione perché riteniamo siano centrali nell’era dell’innovazione tecnologica, in cui va posta attenzione alla qualità non solo dei processi di digitalizzazione in atto nel Mercato del Lavoro, ma anche delle relazioni che alimentano la partecipazione e che sono alla base della nuova concezione di cura di sé, della comunità, dell’ambiente.

Proprio sull’apprendimento permanente, sul consolidamento e l’acquisizione delle competenze tecnologiche, sociali e cooperative, sulla lotta alle disuguaglianze causate dalla dispersione scolastica e dalla povertà educativa, si deve fondare il nuovo paradigma del lavoro di qualità e dello sviluppo socialmente sostenibile.

Per assecondare l’ammodernamento dei sistemi sociali e produttivi è fondamentale orientare il Mercato del Lavoro in modo nuovo e intelligente. In quest’ottica diventa centrale l’orientamento dei giovani e degli adulti nelle transizioni tra scuola secondaria di primo grado e scuola secondaria di secondo grado, tra scuola e lavoro, tra lavoro e lavoro, con una particolare attenzione alle nuove vulnerabilità sociali e lavorative. Orientare alla formazione di qualità significa innescare processi di autoconsapevolezza virtuosi e significa aumentare nei singoli e nella collettività la propensione all’innovazione e all’intrapresa.

Un sistema efficace di orientamento che veda insieme attori istituzionali e sociali può rivelarsi decisivo anche per il potenziamento dei percorsi di studio relativi alle STEM, cioè alle discipline scientifico-tecnologiche, fondamentali per lo sviluppo e l’innovazione produttiva, a cui accede un numero ancora troppo esiguo di studenti, in particolare di studentesse, marchigiani. L’incentivazione delle STEM è una strada da percorrere con convinzione poiché contribuisce a combattere il fenomeno dei Neet e a colmare il divario di genere relativo all’ingresso nel Mercato del Lavoro ma anche alla qualità del lavoro stesso in termini di durata, di posizioni e di retribuzione.

Per attraversare e guidare il cambiamento in atto nel mondo del lavoro, in particolare nei settori manifatturiero e dei servizi, riteniamo di capitale importanza qualificare e incentivare le esperienze di Alternanza Scuola Lavoro, potenziare e arricchire l’offerta dell’istruzione e formazione tecnica superiore (ITS e IFTS), dell’istruzione e formazione professionale, delle formazione permanente e della formazione continua per i lavoratori e valorizzare l’apprendistato nei suo tre livelli.

L’analisi dei dati infine ci conferma che le politiche del lavoro oggi nel nostro territorio devono essere più che mai connesse e integrate alle politiche di welfare. Indicatore essenziale del lavoro di qualità è anche l’armonizzazione del rapporto tra tempo di vita e tempo di lavoro ottenuta attraverso l’innovazione dei processi organizzativi aziendali e l’integrazione tra welfare territoriale, garantito dalla rete dei servizi pubblici e privati, e welfare contrattuale aziendale coerente ed efficace rispetto ai bisogni rilevati favorendo la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Nella società complessa il tema della conciliazione è centrale per la vita delle persone; occorre affrontarlo non solo in termini di strumenti di conciliazione ma cambiando il concetto stesso di conciliazione, non più prerogativa esclusiva per le donne; solo fondando la conciliazione sulla condivisione si possono superare separatezze che perpetuano stereotipi e discriminazioni.

Questo tempo ci ha mostrato sul piano fattuale come possano incidere nel rapporto tra tempi di vita e tempi di lavoro anche le innovazioni tecnologiche e quale possa essere il loro impatto in termini di organizzazione del lavoro. Pensiamo solo alla diffusione del lavoro agile e alla necessità, affinché sia efficace ed efficiente in termini di qualità e di produttività, di investire non solo sulla strumentazione ma soprattutto sulla formazione di nuove competenze e di una cultura organizzativa del lavoro per obiettivi, nella consapevolezza dell’importanza centrale delle relazioni cooperative che vanno oltremodo curate per non amplificare solitudini e nuove forme di ghettizzazione lavorativa. Torniamo alla centralità della sfida formativa e relazionale che solo insieme possiamo vincere decidendo di investire sulle capacità generative e trasformative delle persone e delle nostre comunità.