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  • Anziani, disabili e minori CISL: “Marche il welfare pubblico costa troppo agli utenti”

Se c’è una classifica nazionale nella quale le Marche occupano le prime posizioni, è quella, tutt’altro che positiva, della compartecipazione degli utenti alla spesa sociale sostenuta dai Comuni, singoli o associati. L’Ufficio studi della CISL Marche ha rielaborato gli ultimi dati disponibili dell’Istat, riferiti al 2022, confrontando la situazione regionale con la media italiana, quella del Centro e i valori registrati in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Abruzzo.

Nelle Marche la spesa dei Comuni e degli Ambiti territoriali sociali per servizi e interventi sociali, compresi quelli educativi per la prima infanzia, ammonta complessivamente a 195,5 milioni di euro. La spesa pro capite è pari a 132 euro: un valore inferiore alla media nazionale, a quella del Centro Italia e a quello delle regioni prese come riferimento, con le sole eccezioni di Umbria e Abruzzo.

Il dato più critico riguarda però la quota di spesa posta direttamente a carico degli utenti e delle loro famiglie. Nelle Marche la compartecipazione raggiunge complessivamente il 13,3%, superando la media nazionale, quella del Centro Italia e tutte le quattro regioni considerate nel confronto. Un’incidenza che colloca le Marche al quinto posto tra le 22 Regioni e Province autonome italiane.

«Questi numeri evidenziano uno squilibrio strutturale che non può essere ignorato: a una spesa sociale pubblica ancora troppo contenuta corrisponde un peso particolarmente elevato sulle persone e sulle famiglie - sottolinea Marco Ferracuti, Segretario generale della CISL Marche - La nostra regione è appena tredicesima per livello complessivo della spesa, ma sale al quinto posto quando si misura la compartecipazione richiesta agli utenti. Occorre invertire questa tendenza, rafforzando il finanziamento pubblico e garantendo maggiore equità nell’accesso ai servizi».

La situazione diventa ancora più preoccupante quando si considerano le fasce maggiormente fragili della popolazione. Nelle strutture residenziali per anziani la compartecipazione degli utenti arriva infatti al 51,5%: in sostanza, anziani e famiglie sostengono più della metà della spesa. Anche questo valore risulta superiore alle medie nazionali e territoriali e a quelli delle regioni utilizzate come riferimento. «Dietro quel 51,5% non ci sono soltanto percentuali, ma pensionati, persone non autosufficienti e famiglie che spesso devono affrontare rette difficilmente sostenibili - afferma Silvano Giangiacomi, segretario generale della FNP CISL Marche - Non possiamo permettere che l’accesso a un’assistenza adeguata dipenda dalle condizioni economiche della famiglia o che i risparmi accumulati in una vita vengano assorbiti dalle rette. L’invecchiamento della popolazione impone una risposta pubblica più forte, fondata sulla tutela della dignità degli anziani e sul sostegno concreto a chi se ne prende cura».

Per le strutture residenziali destinate alle persone con disabilità, la compartecipazione si attesta invece all’11,9%, una percentuale inferiore soltanto a quella registrata in Umbria tra le regioni considerate. Il quadro non cambia per gli asili nido: secondo i dati riferiti al 2023, le Marche guidano il confronto con una compartecipazione degli utenti pari al 30,3%. I numeri descrivono un problema sistemico, determinato dalla combinazione di due fattori: una spesa sociale complessivamente contenuta e un contributo richiesto agli utenti tra i più alti d’Italia. Una condizione particolarmente grave quando coinvolge anziani, persone non autosufficienti, persone con disabilità e nuclei familiari con minori. Il confronto con la Regione Marche ha consentito di avviare l’intervento “Multileva”. Dal mese di novembre dovrebbe diventare operativo il “voucher famiglie”, del valore di 250 euro mensili, destinato agli utenti delle strutture residenziali per anziani, persone con disabilità e persone con disturbi mentali. Per CISL e FNP Marche si tratta di un primo passo positivo, ma ancora insufficiente. Anche le amministrazioni comunali devono aumentare la spesa sociale e disciplinare con chiarezza le modalità di integrazione delle rette per gli utenti incapienti. Molti Comuni, infatti, non si sono ancora dotati degli appositi regolamenti, nonostante siano previsti dalla normativa nazionale. CISL e FNP Marche chiedono quindi alla Regione e all’ANCI di aprire un tavolo congiunto con le organizzazioni sindacali e i gestori dei servizi. L’obiettivo deve essere qualificare il sistema regionale di welfare, assicurare criteri omogenei in tutto il territorio e ridurre il peso economico che oggi grava in misura eccessiva sugli utenti e sulle loro famiglie.