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  • Ferracuti al Corriere Adriatico:"Investiamo poco e perdiamo i giovani dobbiamo rendere le Marche attrattive"

Intervista al Segretario generale CISL Marche di Beatrice Offidani, Corriere Adriatico 17 luglio 2026

Marco Ferracuti, segretario generale della Cisl Marche, cos'è il Rapporto CISL Marche e qual è il suo obiettivo?

«È uno strumento che nasce dalla convinzione che conoscere e interpretare i cambiamenti sia la condizione indispensabile per governarli. Non ci limitiamo a fotografare la realtà: ogni indicatore, quando possibile, viene letto nell'arco di dieci anni e comparato con quattro regioni benchmark (Emilia Romagna, Umbria, Lazio e Abruzzo) e con la media nazionale e del centro Italia. Dire, per esempio, che nella nostra Regione gli occupati sono 619 mila non è sufficiente. Dobbiamo capire se c’è un aumento o una diminuzione nel tempo, ma anche cosa accade negli altri territori. È un rapporto utile non solo per il sindacato, ma per istituzioni, imprese, sistema della formazione e chiunque abbia a cuore il destino della nostra regione».

Cosa emerge dalla fotografia delle Marche?

«Emerge una regione che, dopo la crisi del 2008, fatica a tenere il passo con i territori più dinamici. Il nostro PIL cresce meno che altrove, ma il dato più preoccupante riguarda la produttività: ogni ora lavorata nelle Marche produce meno valore aggiunto rispetto a tutte le regioni benchmark. Una conseguenza diretta di investimenti rimasti invariati negli ultimi vent'anni. E se non si investe, la produttività non cresce, così le retribuzioni restano basse e il sistema va in difficoltà».

Le Marche sono però la regione più manifatturiera d'Italia

«Sì, e non è uno slogan. Il l rapporto tra addetti in manifattura e addetti totali è il più alto d'Italia. È un punto di forza, ma si tratta di una manifattura che fatica ad innalzare il valore tecnologico delle sue produzioni, con la percentuale più alta di aziende sotto i nove dipendenti. E poi la base occupazionale sta invecchiando, la partecipazione dei giovani al mercato del lavoro resta debole, e gli occupati crescono soprattutto nei servizi, dove però prevale il lavoro povero e precario».

Quali sono le conseguenze sul piano sociale?

«Le conseguenze sono serie. La spesa sociale pro capite è inferiore alla media nazionale, con una compartecipazione molto elevata degli utenti ai costi dei servizi, specie quelli residenziali per gli anziani non autosufficienti. Il tasso di povertà relativa è tra i più alti d'Italia, con un balzo preoccupante negli ultimi 2 anni. Le pensioni sono più basse della media nazionale. E c'è un dato che voglio portare all'attenzione: nelle Marche sta aumentando l'incidenza dei disturbi mentali, in particolare la depressione. È tutto collegato. Le retribuzioni basse portano a lavoro precario, dunque a povertà e disagio psicologico».

Il cuore del rapporto è il Dossier Giovani. Cosa emerge?

«Le Marche perdono giovani da decenni, e le proiezioni ISTAT dicono che ne perderanno ancora di più nei prossimi vent'anni. Il saldo migratorio dei giovani laureati è nettamente negativo: escono persone con istruzione elevata, entrano persone con istruzione più bassa. Senza i flussi migratori dall'estero la situazione sarebbe ancora più critica: i lavoratori extracomunitari rappresentano circa il 10% della forza lavoro e oggi senza di loro il nostro sistema economico collasserebbe».

Qual è la sfida principale che il rapporto consegna alla comunità marchigiana?

«Dobbiamo rendere le Marche attrattive. Il verbo "trattenere" non mi piace, perché mi dà l'idea di una forzatura. Si tratta, piuttosto, di creare le condizioni perché le persone scelgano le Marche per costruire qui il proprio futuro. Per riuscirci non basta offrire lavoro: serve offrire lavoro di qualità, sicuro, ben retribuito. Servono servizi efficienti, una vita culturale e sociale dinamica, infrastrutture e un trasporto pubblico che funzioni. I giovani oggi vogliono spostarsi con i mezzi pubblici: è moderno, sostenibile. Dunque i nostri bus, treni e tram devono essere all'altezza. »