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  • Sisma 2016, dieci anni dopo CISL FP Marche: “Servizi, sanità e lavoro pubblico al centro della rinascita”

«A dieci anni dal sisma del 2016, il percorso di ricostruzione nelle Marche ha compiuto passi importanti sul piano materiale, ma resta aperta la sfida più complessa: garantire la tenuta sociale dei territori e la loro reale capacità di futuro. - scrive in una nota stampa il Segretario generale della CISL FP Marche, Giovanni CavezzaLa ricostruzione, infatti, non può essere considerata conclusa con la sola riapertura di edifici e infrastrutture. Nei territori colpiti dal sisma la vera emergenza oggi riguarda la qualità e la continuità dei servizi essenziali, a partire dalla sanità territoriale e dalla rete socioassistenziale.»

Un punto decisivo, per la CISL FP Marche, è rappresentato dalle Case della Comunità, che devono diventare presìdi realmente operativi e non semplici contenitori. «Senza personale adeguato – medici, infermieri, OSS, assistenti sociali e figure amministrative – il rischio è quello di avere strutture nuove ma non in grado di rispondere ai bisogni reali delle persone, soprattutto nei comuni più interni e fragili» prosegue Cavezza.

La stessa criticità riguarda l’intero sistema della sanità territoriale: assistenza domiciliare, presa in carico della cronicità, servizi per anziani e fragili devono essere rafforzati e resi stabili, altrimenti la distanza tra cittadini e servizi continuerà ad aumentare, accelerando lo spopolamento.

In questo quadro, il Terzo Settore e la cooperazione sociale rappresentano una componente essenziale della rete di welfare locale. Cooperative sociali e realtà di comunità garantiscono servizi fondamentali nei piccoli centri, ma il loro ruolo deve essere pienamente integrato nella programmazione pubblica, con regole chiare, qualità dei servizi e piena tutela del lavoro.

Accanto a questo, resta centrale il nodo del personale degli Enti Locali. Senza amministrazioni comunali in grado di funzionare, progettare e gestire, anche le migliori risorse rischiano di non tradursi in risultati concreti per i territori. Nei piccoli comuni la carenza di organico e il ricambio generazionale incompleto stanno già producendo difficoltà operative evidenti.

«Per questo la stabilizzazione del personale impegnato nella ricostruzione e negli enti locali non è più rinviabile. Si tratta di lavoratrici e lavoratori che in questi anni hanno garantito continuità amministrativa e competenze fondamentali: trasformare questa esperienza in occupazione stabile significa rafforzare in modo strutturale la capacità degli enti e la qualità dei servizi. - rilancia il Segretrio generale della CISL FP Marche -  Sanità territoriale, servizi sociali e amministrazioni locali non sono comparti separati, ma parti dello stesso sistema: quello che determina la possibilità concreta di vivere nelle aree interne. Senza questa rete – fatta di Case della Comunità funzionanti, servizi sociosanitari accessibili, enti locali efficienti e Terzo Settore integrato – la ricostruzione rischia di restare incompleta, incapace di contrastare davvero lo spopolamento.»Il futuro dell’Appennino marchigiano si gioca quindi sulla capacità di rendere stabili i servizi e il lavoro pubblico, non solo sulle opere realizzate. «Ricostruire significa garantire presenza dello Stato nei territori, continuità dei servizi e dignità del lavoro -  conclude  - Solo così la rinascita potrà dirsi davvero compiuta.»