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  • Aree interne, Ferracuti : “Sanità, scuola e lavoro per contrastare lo spopolamento e rilanciare i borghi

«Le priorità sono quelle di garantire sanità di prossimità, investire nelle scuole, assicurare servizi alla persona, incentivare chi mantiene vivo questo territorio, trasporto pubblico locale, potenziare il turismo in rete, rafforzare infrastrutture fisiche e digitali, fiscalità agevolata, incentivi per le start-up innovative, incentivi per le collaborazioni tra Comuni, formazione per fare lavori che hanno caratterizzato queste zone»:  così il segretario generale regionale Marco Ferracuti oggi a Camerino nell’ambito della iniziativa della Cisl Marche, organizzata in collaborazione con Unicam ,per discutere di «Aree interne tra sostenibilità e marginalità» ponendo accanto al titolo della giornata di studi un interrogativo retorico che è «Terre di passaggio o luoghi da vivere». Introduzione di David Ballini per la Cisl e saluti introduttivi a cura del sindaco di Camerino Roberto Lucarelli e del rettore di Unicam Graziano Leoni. Le relazioni portano la firma di Lucia Ruggeri, prof di Diritto civile di Unicam e di Valentina Polci, ricercatrice in Sociologia della Scuola di Architettura di Unicam. Osserva la prof Polci: «La legge sulla montagna va nella direzione di dire che queste aree continuino ad essere abitate: le vie migliori sono quelle dal basso, forme di accordi ed evitare la conflittualità con organismi che siano gestiti da Comuni, Università, Comunità montana. I servizi di prossimità devono rendere accessibili ed effettivi diritti che sono sulla carta, il diritto a restare nel luogo in cui è nato e in cui ha scelto di vivere. Dobbiamo fare tante iniziative di informazione e di formazione, non parliamo di un’Italia minore». La prof Valentina Polci: « Le aree interne non vanno guardate soltanto come aree fragili ma bisogna comprendere il loro valore sotto forma di capitale sociale e  patrimonio ecosistemico. La parola chiave dell’intervento è partecipazione al governo, punto nodale per la ripartenza e la ricrescita che non può essere solo fisica ma anche socioeconomica. Le reti sociali vogliono ancora impegnarsi, collaborare con le istituzioni. Far emergere i conflitti aiuta a far crescere la democrazia». Un serie di interventi firmati da Danilo Santini (Fai Cisl Marche), Cristiana Ilari (Cisl scuola Marche), Mario Raimondi (First Cisl Marche), Franceco Pulerà (Borgo Futuro), Claudio Cappella (Qui Val di Fiastra), Silvano Giangiacomi (Fnp Cisl Marche). Infine la tavola rotonda aperta da Marco Bussone, presidente nazionale Comunità enti montani: «E’ richiesto - osserva Bussone - un supplemento di lavoro sulla stessa parola “aree interne”, non vorrei che si dimenticasse la questione delle geografie. I problemi non si risolvono con l’assistenzialismo, ma con la capacità di assumere provvedimenti idonei, dunque riforme istituzionali per lavorare insieme, poi il tema fiscale ed infine la remunerazione dei servizi ecosistemici ambientali».  Andrea Spaterna, docente Unicam: «Quello delle aree interne è il tema dei temi: sono aree di pregio, non marginali. Il tema è contrastare lo spopolamento che si porta dietro la cura del territorio. Unicam ha attivato un tavolo di concertazione per lo sviluppo del territorio». A chiudere la giornata di riflessione è il segretario generale di Cisl Marche Marco Ferracuti: «Abbiamo vissuto un seminario di confronto con realtà diverse che operano in queste aree fragili, diverse ma collegate da un lavoro comune di rigenerazione territoriale. Ci siamo ascoltati, da domani lavoreremo insieme per costruire risposte concrete a una sfida che ci riguarda tuti: contrastare lo spopolamento. Queste aree devono diventare protagoniste, le soluzioni più efficaci nascono dai territori. I nostri borghi sono ricchi di storia ma vi si sta consumando una progressiva desertificazione che rischia di indebolire tutta la regione. Da anni gli amministratori fanno analisi  e dicono di voler investire: o questi investimenti non ci sono stati o quanto fatto finora è sbagliato. Venti anni fa nell’area del cratere c’erano 120mila under 35, ora non arrivano a 80mila. Senza giovani questi territori rischiano di diventare scenografie vuote, privi di vita. Ci sono realtà che sperimentano nuove idee di rinascita che coniugano tradizione e innovazione. Non servono parole, non serve sprecare risorse in assistenzialismo. Abbiamo perso occasioni ma ora si possono mettere a terra i segnali di cambiamento con un percorso di partecipazione per favore il protagonismo territoriale».