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05/03/2021 L'8 Marzo ogni giorno: tre iniziative a Pesaro per la Giornata internazionale della Donna
Programma; 8 marzo OMAGGIO ALLA MEMORIA DELLE SORELLA' TRIVELLA PARTIGIANE E FEMMINISTE ore 11 / Giardino Sparta e Lea Trivella' Villa San Martino in collaborazione con UDI - Unione Donne in Italia  CONFERIMENTO DEL PREMIO "SARA LEVI NATHAN" A GRAZIELLA GENTILINI VITALI ore 12.30 / Sala del Consiglio - Municipio di Pesaro, piazza del Popolo. Il riconoscimento è conferito per l'esempio di vita e l'impegno pubblico per la crescita civile e democratica della città di Pesaro.. Evento su invito  9 marzo - convegno  DONNE, LAVORO, DISUGUAGLIANZE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS ore 17.30 / Diretta streaming sui canali social del Comune di Pesaro in collaborazione con Assessorato alla Solidarietà / Assessorato alla Crescita e alla Gentilezza Presidenza del Consiglio comunale / Università degli Studi di Urbino / Cigl / Cisl / Uil    Per ricordare che “L’OTTO marzo ogni giorno”, martedì 9 marzo, alle 17:30, si terrà “Donne, lavoro, disuguaglianze ai tempi del coronavirus” convegno che sarà trasmesso in diretta streaming nei social del Comune di Pesaro (nelle pagine Facebook @comunedipesaro e @presidentemarcoperugini e youtube @comunedipesaro). A dare il via ai lavori sarà il saluto dell’assessore alla Solidarietà Sara Mengucci e dell’assessore alla Gentilezza Giuliana Ceccarelli a cui seguirà la relazione del Prof. Paolo Pascucci, Ordinario di Diritto del Lavoro presso l’Università di Urbino Carlo Bo. Presenti anche: Silvia Cascioli, segretaria Confederale Cgil Pesaro e Urbino che affronterà il tema “Donne e lavoro: criticità, opportunità e diritti”; Cristiana Ilari, segretaria regionale CISL Marche con l’intervento “Il lavoro delle donne tra tutela e valore”; Paolo Rossini, segretario regionale UIL che parlerà de “La difficoltà di essere donne nella società”. Modererà il dibattito il presidente del Consiglio comunale Marco Perugini.    
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05/03/2021 8 marzo 2021 Giornata internazionale della donna CGIL CISL UIL "Il secondo Alfabeto delle Donne"
“Il secondo alfabeto delle donne” l'iniziativa organizzata da Cgil, Cisl, Uil per l'8 Marzo 2021 la Giornata Internazionale della donna .  Già lo scorso anno Cgil Cisl Uil avevano pensato ad un “Alfabeto delle Donne” che "attraverso alcune delle tante parole che lo rappresentano potesse significare e riconoscere l’indiscutibile protagonismo delle donne nella vita di ognuno nel lavoro, nel sociale e nelle comunità". "Un protagonismo che va valorizzato, rispettato e sostenuto ogni giorno, attraverso un linguaggio corretto, un’azione continua di giustizia sociale e il contrasto ovunque di ogni forma di violenza".  Al centro dell'iniziativa di quest'anno:"Prima linea, scuole chiuse, affetti a distanza, occupazione di qualità, working smart, ripartire in sicurezza, questione culturale, differenze salariali, violenza domestica, le battaglie da combattere anche con le parole" . L’iniziativa, visto il periodo di pandemia, potrà essere seguita in diretta streaming sul sito Cisl e sui canali social delle tre Confederazioni. Il programma: ore 9,30Saluto di Tiziano Treu Presidente Cnel 1°Panel: CURAIntroduzione Susanna Camusso CgilInterventi delle delegate sulle parole doppie:PRIMA LINEASCUOLA CHIUSEAFFETTI A DISTANZAConclusione PierPaolo Bombardieri Segretario Generale UIL 2° Panel: LAVOROIntroduzione Daniela Fumarola CislInterventi delle delegate sulle parole doppieOCCUPAZIONE DI QUALITA’WORKING SMARTRIPARTIRE IN SICUREZZAConclusioni Maurizio Landini Segretario Generale CGIL 3° Panel: VIOLENZA Introduzione Ivana Veronese UilInterventi delle delegate sulle parole doppieQUESTIONE CULTURALEDIFFERENZE SALARIALIVIOLENZA DOMESTICA Conclusioni Luigi Sbarra Segretario Generale Cisl.   Il termine dei lavori è previsto alle ore 12.30.      
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03/03/2021 Dentix finanziarie obbligate a restituire le somme versate dai clienti. Adiconsum Marche vince il ricorso
«Con decisione dell’Arbitro Bancario Finanziario del 3 marzo 2021 pronunciata nell’ambito del ricorso n° 1113401/20  Adiconsum Marche a tutela delle vittime del fallimento Dentix vede il primo tangibile risultato.- afferma  Francesco Varagona, Presidente Adiconsum Marche -  Il ricorso decide di una controversia imposta dal comportamento incredibilmente rigido della società finanziaria che, nonostante l’evidente inadempimento della catena di cliniche odontoiatriche, pretendeva comunque di veder pagate le rate di un finanziamento che la malcapitata aveva sottoscritto prima di iniziare le operazioni.»   Il caso specifico, in particolare, riguarda un ciclo di cure particolarmente complesse, che sarebbero costate oltre diecimila euro alla consumatrice,che si è rivolta ad Adiconsum Marche,  e che erano state lasciate a metà a causa del fallimento della società. «Il ricorso, presentato dall’avvocato Gabrielli nel settembre del 2020, è stato deciso in appena cinque mesi e  si è imposto a causa del comportamento della finanziaria che non ha voluto accollarsi gli oneri imposti dal testo unico bancario che, nel caso di contratti di credito al consumo, obbliga la società finanziaria ad accollarsi le conseguenze dell’inadempimento del prestatore di servizi. - spiega il Presidente di Adiconsum Marche -  Ora il contratto di finanziamento è stato risolto e la finanziaria è obbligata a restituire le somme versate dal consumatore.»   Ancora oggi « purtroppo molti cittadini assumono un comportamento passivo nei confronti delle finanziarie che invece, grazie al recepimento della direttiva della Direttiva Europea 2008/48/CE, sono obbligate a rispondere dell’inadempimento di operatori commerciali infedeli.- sottolinea Varagona - Quanto alla Dentix Italia, la società è stata dichiarata fallita il 22/10/20 con sentenza 496/2020 Tribunale di Milano e la procedura di liquidazione è ancora in corso, poche le speranze di chi ha corrisposto anticipatamente il costo delle cure senza usufruire di finanziamenti.» Adiconsum ad oggi segue diverse decine di posizioni simili a quella appena risolta, alcune finanziarie «hanno accolto a fatica i reclami mentre altre si oppongono alla richiesta di restituzione delle somme corrisposte - conclude Francesco Varagona -  Invitiamo chiunque si trovasse in questa situazione a non cedere al “muro di gomma” che spesso queste società oppongono visto che la legislazione europea è favorevole alle ragioni dei consumatori.»
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03/03/2021 Lavoratori dei trasporti e vaccini: Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltraposporti sollecitano Regione per vaccinare gli addetti
Filt Cgil Marche, Fit Cisl e Uiltrasporti chiedono alla Regione di sottoporre a vaccinazione gli operatori del settore dei trasporti nelle Marche così come previsto nel Piano regionale Dgr  del 31 /12/2020 relativo alla vaccinazione Covid 19. Il documento, infatti, prevede l’inserimento di questi lavoratori nella seconda fase. Ad oggi, però, non sono state ancora attivate le prenotazioni per questi addetti che pure, durante tutta la pandemia, hanno continuato a svolgere il loro lavoro garantendo sia i servizi essenziali sia l’approvvigionamento dei beni di consumo e di medicinali, compreso lo stesso vaccino.  
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03/03/2021 La vaccinazione degli anziani nelle strutture marchigiane va troppo a rilento, serve un cambio di passo. Appello agli operatori: vaccinatevi!
Esprimiamo fortissima preoccupazione per lo stato di attuazione della campagna di vaccinazione anti Covid-19 nelle strutture residenziali socio sanitarie per anziani della Regione Marche. I dati prodotti dal Servizio Sanità, relativi al 22 febbraio scorso e resi pubblici la scorsa settimana, descrivono una situazione di gravissimo ritardo. Nelle 218 strutture regionali, il rapporto tra posti letto complessivi e persone vaccinate con la prima dose è appena inferiore al 40%, dato che scende al 20,5% se si considera la seconda dose. E’ forte la variabilità tra le Aree Vaste, con l’AV 1 in grandissima difficoltà (18% per la prima dose, 3% per la seconda). Così non ci siamo. Servizio Sanità e ASUR si erano impegnati, il 28 gennaio scorso, a tramettere report periodici sull’andamento dei contagi e delle vaccinazioni nelle strutture. Numeri che, come da prassi costante degli ultimi anni, non abbiamo ancora ricevuto. A parte ciò, è evidente la necessità di cambiare passo per tutelare la categoria sociale più esposta al rischio di contagio e di decesso da Covid, ossia gli anziani ospiti nelle strutture socio sanitarie regionali. Ricordiamo che le strutture per anziani in Italia, pur accogliendo solo lo 0,4% della popolazione nazionale, ha registrato quasi un terzo di tutti i decessi italiani da Covid. Parliamo di persone che da mesi non possono vedere i loro parenti, spesso affette da pluri-patologie croniche, degenerative e invalidanti, del tutto indifese rispetto ad un rischio di infezione che, non possiamo nasconderlo, nella maggior parte dei casi proviene dall’esterno. Anche per questo, oltre che chiedere a Regione e ASUR un deciso cambio di passo, lanciamo anche un appello a tutti i dipendenti dei soggetti gestori delle strutture, sia pubblici che privati. Le richieste di vaccinazioni degli operatori sono ancora troppo poche! Vaccinarsi è un diritto ma anche un dovere, specie se si lavora quotidianamente a contatto con persone così fragili.
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03/03/2021 Modello 730 per gli artigiani in Cig da FSBA: tutte le risposte al numero verde 800800730
Nel 2021, tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore artigiano  che nel 2020 sono stati interessati da periodi di Cassa Integrazione  Covid ed hanno percepito le relative indennità dal  Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato (FSBA) dovranno presentare la propria dichiarazione dei  redditi. Nelle Marche  sono oltre 45.000 i lavoratori artigiani che  dovranno compilare il modello 730 al fine di poter fare il conguaglio IRPEF sui diversi redditi percepiti direttamente dal datore di lavoro e da FSBA. Per i lavoratori del settore artigiano dipendenti la campagna fiscale  prenderà avvio dal mese di maggio. Per ulteriori informazioni  e assistenza sulla compilazione del modello 730 è possibile recarsi direttamente presso la sede Cisl della propria città o chiamare il numero verde 800800730 .  
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02/03/2021 Chiude il Carrefour di Camerano: 89 posti di lavoro a rischio
Confermata nell’incontro tra sindacati di categoria e i vertici aziendali la chiusura annunciata agli 89 lavoratori dell’ipermercato Carrefour di Camerano. Il gruppo lascia le Marche, e si trincera in una Italia ridisegnata che si ferma nel Lazio saltando le Marche. Oltre questo limite è azzerato ogni progetto di sviluppo futuro del gruppo transalpino che sembrerebbe comunque privilegiare la formula del franchising piuttosto che la conduzione diretta e le superfici più piccole.   Poche quindi le speranze per i lavoratori marchigiani di proseguire il rapporto di lavoro con il gruppo Carrefour, oggi GS SPA, perchè le sole proposte di ricollocamento riguardano l’Aquila e Bologna, troppo lontane per costituire una seria proposta per un organico fatto per lo più di donne, 73 per precisione e 16 uomini. Le proposte di ridurre l’impatto sociale di questa operazione sembrerebbero per ora limitate agli incentivi ed alla risoluzione consensuale che in virtù delle nuove misure emanate per l’emergenza sanitaria, dà diritto a 24 mesi di NASPI che non costituiranno però il viatico per la pensione perché i lavoratori dell’iper cameranese hanno una età media di 48,5 anni; troppo pochi quindi per raggiungere i requisiti minimi di legge e forse troppi per ricollocarsi in un mercato del lavoro super affollato per il profilo dell’addetto vendite a valle delle ultime operazioni di vendita dell’altro gruppo francese che ha visto al chiusura di un deposito e di una sede amministrativa nelle Marche. L’idea di vendere l’ipermercato mantenendo l’occupazione è invece derubricato ad un “già fatto” con esito negativo. Ma i tempi contratti a soli 30 gg. per ultimare una chiusura mai annunciata ai tavoli di confronto locali e nazionali, lasciano intravedere la voglia di mettere velocemente la parola fine senza ricercare più di tanto un vero acquirente interessato alla struttura. Un progetto di ricerca di una impresa che subentri nella gestione necessiterebbe invece di uno spazio temporale sicuramente più ampio e la messa in sicurezza dei rapporti di lavoro con l’attivazione degli ammortizzatori sociali che con forza abbiamo richiesto alla delegazione aziendale. La cassa integrazione straordinaria della durata di un anno è per noi elemento imprescindibile per costruire un pacchetto di soluzioni che possono anche includere l’incentivazione, ma come elemento marginale. Un incontro  secondo  Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs Uil «con risposte insufficienti e sommarie che vedono l’azienda assumere il solo impegno di verificare con i vertici nazionali un “lasciapassare” all’attivazione della cassa senza rinunciare alla “dead line” del 31 marzo.«   Una risposta insufficiente e sommaria per un gruppo che nelle Marche è entrato nel 2003 con il sostegno di tutte le parti sociali nelle operazioni di subentro nella gestione dell’allora Despar e dei lavoratori che mettendo a repentaglio anche lo loro salute non hanno fatto mancare nei tempi difficili della pandemia la loro attività contribuendo all’aumento dei fatturati che il punto di vendita ha realizzato nel 2020. «Riteniamo doveroso il richiamo al gruppo francese a quella “leale collaborazione” che la stessa legge sui licenziamenti collettivi richiama e il sostengo di tutte le amministrazioni locali a partire dalla regione Marche che incontreremo il prossimo 10 marzo» sottolineano i sindacati di categoria.    L’amministrazione comunale che ha ricevuto la delegazione sindacale nel pomeriggio si è resa invece disponibile a favorire la ricerca di possibili acquirenti interessati fra gli imprenditori del territorio ed a verificare con il proprietario dell’immobile i progetti di riutilizzo dell’impianto. L’assemblea dei lavoratori sosterrà la trattativa con la mobilitazione che partirà con una giornata di sciopero per l’intero turno di lavoro nella giornata di giovedì 11 marzo, riservandosi ulteriori forme di protesta laddove l’azienda mantenesse inalterate le posizioni espresse oggi al tavolo della trattativa.   La direzione del punto vendita Carrefour di Camerano ha annunciato la chiusura a partire dal 31 marzo. I sindacati Filcams Cgil, Fist Cisl e UilTucs Uil hanno convocato d'urgenza un'assemblea con gli 89 lavoratori dell'ipermercato e hanno proclamato lo stato d'agitazione, con una giornata di sciopero che si terrà giovedì 11 marzo.  
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02/03/2021 Vaccini Fit Cisl Marche: "Va garantita la copertura per i lavoratori del settore rifiuti"
«Come Fit Cisl Marche facciamo appello al Presidente della Regione e alle Autorità Sanitarie che coordinano l'emergenza Covid-19 affinché  si consideri il settore dell'igiene urbana, dei servizi ambientali e della gestione dei rifiuti tra i comparti di maggiore rilevanza strategica e quindi  si garantisca un'adeguata e tempestiva protezione a lavoratori in contatto costante con fonti di possibile contagio» dichiara Roberto Ascani, Segretario Generale della Fit Cisl Marche.   Una tempestiva ed efficace copertura vaccinale  dovrebbe coinvolgere non meno di 3000 operatori del settore e in particolare gli addetti alla raccolta dei rifiuti e agli impianti di trattamento degli stessi,« che dall'inizio della pandemia hanno garantito, senza alcuna interruzione, i servizi pubblici ed essenziali di raccolta e gestione dei rifiuti urbani e speciali. - sottolinea Ascani - I lavoratori in questo periodo di pandemia non si sono risparmiati ed hanno, con grande senso di responsabilità, profuso il loro impegno per tutti i giorni dell’anno, 24h su 24h, al di là delle colorazioni assunte dal territorio dove operavano.»   «In questi mesi tutte le aziende si sono prodigate con piani protezione covid 19, ma oggi non potrebbe non più essere sufficiente, visto il manifestarsi di diversi focolai di covid tra i lavoratori.  - continua il Segretario Generale della Fit Cisl Marche -  Nell’ambito di questo comparto operano anche gli operatori cimiteriali che da tempo sono soggetti ad uno stress psicofisico notevole, legato alla drammaticità della situazione e alle difficoltà logistiche/organizzative in ambito lavorativo.»   La Fit Cisl Marche ritiene, quindi, che «fermo restando le ineludibili priorità individuate dal Governo nella campagna vaccinale, il settore dell'igiene urbana, dei servizi ambientali e della gestione dei rifiuti debba essere considerato tra i comparti di maggiore rilevanza strategica, vista la necessità di assicurare il costante e regolare funzionamento del servizio, nonché  di garantire adeguata e tempestiva protezione a lavoratori in contatto costante con fonti di possibile contagio.»  
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01/03/2021 1. Competitività del sistema produttivo marchigiano: scenari e proposte
di Sauro Rossi, Segretario Generale Cisl Marche L’economia marchigiana presentava livelli di sofferenza ben prima della crisi attuale. Il Pil per abitante nel 2018 faceva registrare un meno 9% rispetto alla media UE a 28 ed un meno 11% rispetto alle regioni del centro nel loro insieme; un trend discendente, che arriva a segnare una riduzione del 9% dal 2010 (vedi tabella 1 in appendice).  Non sembra inutile notare che se la UE, nella nuova programmazione 2021-2027, avesse lasciati invariati i parametri di classificazione delle regioni europee, per l’allocazione delle risorse comunitarie, le Marche avrebbero rischiato comunque di non essere inserite tra quelle più avanzate, arrivando ad avere un PIL pro capite medio al limite di regolamento[1]. Gli indicatori provinciali, poi, accentuano la negatività, alla quale sembra resistere meglio delle altre l’area anconetana, forse perché caratterizzata da una maggiore diversificazione produttiva. Il peso delle esportazioni sul PIL, dopo il brusco calo tra 2007 e 2009, ha fatto registrare un andamento positivo fino al 2014, per poi calare molto rispetto a quanto accadeva in Italia, nel Centro e in Regioni come Emilia Romagna e Toscana. (vedi grafico 1 in appendice)  (vedi grafico 2 in appendice) Gli investimenti fissi lordi sul PIL sono da tempo attestati su livelli molto bassi. La caduta è iniziata nel 2012 ed ha portato le Marche, nel 2018, ad una differenza, in negativo, di 2,2 punti percentuali rispetto alla media nazionale e ben 4% in meno nei confronti dell’Emilia Romagna. Il rapporto investimenti/PIL, che nel 2018 era pari al 16,08% risultava inferiore del 3,7% al valore pre-crisi 2007 e del 5,6% rispetto alla punta massima regionale del 2001 (grafico 3). La spesa totale in R&S, che sempre nel 2018, secondo Eurostat, ammontava all’ 1.06% del PIL, era per il 64.48% di fonte privata e registrava un - 0.36% rispetto alla media nazionale risultava ben al di sotto di quella delle regioni del centro-nord, che peraltro segnavano un significativo gap rispetto alla UE (v. tabella 2 in appendice). Sul piano produttivo, quella marchigiana è ancora una regione con una evidente caratterizzazione manifatturiera. Gli occupati in questo ambito sono attestati sul 24.7%, 9.2 percentuali in più rispetto alla media italiana nel 2017, ultimo dato disponibile. Si tratta però di un tipo di occupazione legato prevalentemente a settori di basso e medio-basso livello tecnologico che hanno una densità ben maggiore rispetto all’Italia (21.6% contro 12.2% nel 2019). Nella manifattura di alta e medio-alta tecnologia la regione registra invece punte di eccellenza, arrivando nel 2019 al 7% dell’occupazione totale, rispetto al 6,3% dell’Italia: va notato, però, che rispetto al 2008 le Marche perdono lo 0,7%  (v. tabella 3a in appendice). Inoltre, nei servizi si conferma la debolezza del sistema, poiché negli ambiti ad alta intensità di conoscenza l’occupazione si attesta su valori molto bassi: 30% nel 2019, contro il 34,8% dell’Italia. Considerando poi nel loro insieme i settori ad alta tecnologia ed i servizi ad alta intensità di conoscenza, il divario risulta notevole: a fronte del 2,2% delle Marche, l’Italia registra un 3,7% e il Centro un 4,9%, dato superiore anche ai dati UE (v. tabella 3b in appendice). Altro elemento critico è la insoddisfacente capacità di sviluppo dei servizi alle imprese: il divario si mantiene costante nel tempo e nel 2016, ultimo anno disponibile, segna un meno 2,10% rispetto all’Italia ed un meno 3.38% con le regioni del Centro (v. tabella 4 in appendice). Più in generale, a preoccupare è il basso livello d’istruzione tra gli occupati. Le percentuali ricavate dai valori assoluti forniti dall’Istat (tabella 5) mostrano che, a fronte di un netto miglioramento dei livelli di istruzione rispetto al 2004, ad eccezione della fascia dei diplomati che appare più stabile, le Marche presentano ancora forti criticità. Nel 2019 gli occupati con istruzione elementare e media inferiore erano il 3% in più rispetto al Centro e all’Emilia Romagna, benché in linea con il dato nazionale; contemporaneamente però i laureati erano rispettivamente di 3,4 e di 1,2 punti percentuali in meno (tabella 5).   Tabella 5 – Occupati per titolo di studio (%) Fonte: Istat   2004 2019 licenza elementare, nessun titolo licenza media diploma laurea e post-laurea licenza elementare, nessun titolo licenza media diploma laurea e post-laurea Italia 9,3 33,3 43,2 14,1 2,9 27,5 46,2 23,4 Emilia R. 9,4 31,9 44,2 14,5 2,1 25,2 48,0 24,7 Centro 7,9 30,1 45,8 16,2 2,8 24,6 45,8 26,9 Toscana 10,4 34,2 41,5 13,9 3,5 27,3 45,6 23,6 Marche 9,1 32,2 45,3 13,5 2,4 28,0 46,1 23,5   Inoltre, il livello di partecipazione alla formazione continua nel 2019 era appena al 7,7% nella fascia di età 25-64 anni. Le caratteristiche del sistema manifatturiero marchigiano influenzano ovviamente anche indici puramente economici come quelli legati al fatturato e al valore aggiunto [2] Le quote di fatturato e di valore aggiunto della manifattura rispetto al totale dell’economia regionale sono, nel decennio 2008-2018, tra il 38 ed il 42%, in linea con una regione altrettanto manifatturiera come l’Emilia Romagna e ben superiori ai valori della Toscana (v. tabella 6 in appendice). Se però si confrontano gli stessi indicatori in cifre assolute, i trend sono molto differenti: ciò che colpisce, al di là dei volumi, sono le dinamiche di crescita di entrambe le regioni (meno accentuata quella della Toscana), rispetto alla sostanziale staticità delle Marche (grafici 4 e 5).       A conferma di un assetto che ha il baricentro in produzioni a basso livello tecnologico il valore aggiunto nei settori a medio-alta tecnologia si attesta sul 23%, con un - 9.4% rispetto all’Italia e un - 20.3% rispetto all’Emilia Romagna (tabella  7).   Tabella 7 - Percentuale di valore aggiunto delle imprese MHT rispetto al valore aggiunto manifatturiero   2012 2013 2014 2015 2016 2017 Italia 30,7 31,9 32,1 32,1 32,2 32,4 Nord-Est 35,4 36,4 36,1 36,5 36,5 36,6 Centro 20,8 21,6 22,1 20,6 20,9 20,6 Emilia-Romagna 39,9 41,9 42,2 43,1 44,1 43,3 Toscana 24,3 24,9 25,4 22,8 21,4 20,9 Marche 21,5 21,5 22,3 23,5 24,2 23,0 Fonte: ISTAT, SDGs 9   Così come basso rimane il tasso di innovazione. Nel 2018 solo il 42.2% delle imprese con più di 10 addetti ha introdotto nel triennio innovazione di prodotto e/o processo, con uno scarto negativo del 7.5% rispetto all’Italia e de 13.6% rispetto all’Emilia Romagna; anche la spesa per addetto segnala la differenza, rispettivamente di 2.600 e di 4.200 euro  (v. tabella 8 in appendice). Indicativo è anche il dato relativo alla propensione alla brevettazione, anche se la serie arriva soltanto al 2016. Le Marche hanno migliorato nel periodo le proprie performances, ma rimane ancora lontana da quelle di Emilia Romagna e Toscana, benché meglio del Centro e  del dato nazionale (v. tabella 9 in appendice). Altro elemento che condiziona la competitività del sistema è il perdurante “nanismo” delle imprese manifatturiere (tabella 10). Nel 2018, il 66,2% aveva meno di 10 addetti, mentre ancora poche risultavano quelle medie (29,7%) e medio-grandi (3,7%). L’occupazione si concentra nelle aziende con meno di 50 dipendenti (60,1% contro il 50,4 dell’Italia ed il 44,8 dell’Emilia Romagna) ed in particolare nelle micro e piccole aziende (20,4% contro il 18,3 dell’Italia ed il 14,1 dell’Emilia Romagna).   Tabella 10 numero imprese attive 2018 numero addetti delle imprese attive (valori medi annui) 2018 0-9 10-49 50-249 250 e più 0-9 10-49 50-249 250 e più Italia 69,1 26,4 3,9 0,6 18,3 32,1 24,3 25,3 Nord-est 61,7 32,1 5,4 0,9 14,3 32,3 27,1 26,4 Emilia-Romagna 62,3 31,7 5,0 1,0 14,1 30,7 25,4 29,8 Centro 72,0 25,0 2,7 0,3 23,6 35,8 19,9 20,8 Toscana 71,5 25,9 2,3 0,3 27,3 40,2 18,6 13,9 Marche 66,2 29,7 3,7 0,4 20,4 39,7 24,0 15,8 Fonte: Istat   È partendo da questi pochi succinti dati che in termini di rilancio della competitività bisognerebbe dare priorità assoluta ad interventi volti a favorire innovazioni di prodotto e di processo in produzioni a più elevata base tecnologica e a basso impatto ambientale, sostenendo l’aggregazione d’impresa e le reti di filiera, impostando un massiccio piano di innalzamento delle conoscenze degli addetti e favorendo l’immissione di giovani e donne nel mercato del lavoro.     ————————————— [1] Nella programmazione 2014-2020 le regioni in transizione avevano il PIL pro capite medio compreso tra il 75% ed il 90% della media UE, mentre quelle più sviluppate era superiore al 90%. Nella nuova sono in transizione tutte le regioni con il PIL pro capite media compreso tra il 75% ed il 100% delle media UE. [2] Il valore aggiunto è calcolato “al costo dei fattori” (v. nota alla tabella 6)..  
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01/03/2021 Covid: la Regione naviga a vista. Qual è la strategia della Giunta regionale?
Dopo l’originale manfrina della chiusura dei confini della provincia di Ancona, senza alcuna misura restrittiva interna, che ha fatto perdere tempo prezioso nel contrasto alla diffusione del virus, da oggi le Marche sono di nuovo in zona arancione e stanno facendo i conti con nuove restrizioni. Le scuole superiori sono già chiuse in tutta la regione cosi come le secondarie di primo grado ad Ancona e Macerata e i ragazzi si troveranno ancora a fare le prese con una scuola vissuta solo dietro a uno schermo, pagando un alto prezzo alla pandemia. E mentre il Presidente Acquaroli si preoccupa di rassicurare i ristoratori annunciando aperture serali quando si tornerà in zona gialla, i contagi continuano drammaticamente ad aumentare. Preoccupa soprattutto la situazione di Ancona: i  nuovi contagi, in rapporto alla popolazione, pari a 57 nuovi contagi giornalieri ogni 100 mila abitanti, sono praticamente il doppio di quello medio nazionale (26 nuovi contagi) e collocano Ancona al 4° posto tra le province italiane. Sopra la media nazionale anche Macerata (25° posto con 32 contagi) e Ascoli Piceno (32° posto con 30 contagi), mentre Fermo e Pesaro e Urbino si trovano rispettivamente al 51° e 53° posto con 24 e 23 contagi ogni 100 mila abitanti. Numeri che danno la conferma di quanto la campagna di screening di massa sia stata nella sostanza inutile, oltre ad aver assorbito risorse umane ed economiche preziose. In forte sofferenza anche la situazione negli ospedali dove un terzo di posti letto nelle terapie intensive sono occupati da pazienti Covid (33% a fronte di una media nazionale del 25%) cosi come la metà dei posti letto dell’area medica (49% rispetto a una media nazionale del 30%), ben oltre la soglia critica e senza contare i pazienti nei Pronto Soccorso. Preoccupano poi i numerosi focolai nelle strutture residenziali per anziani alle prese anche con la mancanza di personale, soprattutto infermieri, che stanno passando dalle strutture private al sistema sanitario pubblico. Ritardi anche sul fronte dei vaccini per gli over 80 visto che solo l’1,4% di loro ha completato il ciclo vaccinale: valore inferiore alla metà di quello nazionale (3,0%) e che colloca Marche agli ultimi posti tra le regioni italiane. Inferiore alla media nazionale anche la percentuale complessiva di vaccini somministrati in rapporto alla popolazione: 6,6% nelle Marche rispetto alla media nazionale del 7,0%.  Daniela Barbaresi, Sauro Rossi e Claudia Mazzucchelli, Segretari di CGIL CISL UIL Marche, chiedono «di conoscere quale strategia la Regione intenda adottare per colmare i ritardi e superare le criticità nel contrasto alla diffusione del virus, a cominciare dal rafforzamento del piano di vaccinazione che richiede sforzi di coordinamento ben più accentuati di quelli attuali: servono perciò azioni forti. Non possiamo più permetterci di navigare a vista sperando che la tempesta non arrivi, perché nella tempesta ci siamo già dentro».    
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01/03/2021 Lunedì 1 marzo 2021 Giornata Internazionale contro le discriminazioni Webinar: “I walk the line - Presidi di solidarietà lungo la rotta balcanica”
Da inizio anno alle porte della Unione Europea, sul confine orientale in Bosnia Erzegovina, migliaia di persone migranti e richiedenti asilo sono bloccate in condizioni disumane e in pericolo di vita.Per fermare questo disastro umanitario nella “rotta dei Balcani”, oltre alla Croce Rossa sono attive Ipsia (Acli), Caritas italiana, No Name Kitchen ecc. Attraverso di loro è partita spontaneamente una catena di solidarietà da diverse parti d’Italia, come nel caso dell’iniziativa di Fai Cisl nazionale, della Cisl Veneto, della Fim Cisl, degli Iscos di Emilia Romagna, Lombardia, Marche e Toscana,  con raccolta di denaro, indumenti e altri beni indispensabili.Anche Anolf e il sistema Iscos (attivo da anni con progetti di cooperazione in Bosnia Erzegovina) si sono posti il problema di come contribuire concretamente - con un’azione di sensibilizzazione, solidarietà e pressione politica - a prestare soccorso in loco e continuare a lottare insieme alla Cisl e alla Ces per rimuovere le cause di questa grave violazione dei diritti umani.Lunedì 1 marzo 2021 - Giornata Internazionale contro le discriminazioni - dalle ore 17.30 alle 19.00  webinar di presentazione della campagna “I walk the line - Presidi di solidarietà lungo la rotta balcanica” a sostegno della raccolta fondi in aiuto alla Croce Rossa di Bihać e dell’azione di pressione verso l’UE e gli Stati membri affinché rivedano i meccanismi di respingimento e gli attuali modelli alla base delle politiche migratorie.E' possibile seguire l'evento sul canale Youtube  e sulla pagina  Facebook  di Iscos Marche Al webinar interverranno Mohamed Saady e Vincenzo Russo, presidenti nazionali di Anolf e Iscos, Melita Hadrović, Croce Rossa di Bihać, Tamara Cvetković, peacebuilder, Marco Cilento, advisor Ces - Confederazione Europea dei Sindacati, Andrea Cuccello, segretario confederale Cisl nazionale.Iscos in questi giorni ha già trasferito a favore della Croce Rossa di Bihać i primi contributi disolidarietà ricevuti.Per sostenere questa campagna di solidarietà è possibile fare  una donazione sul conto corrente bancario di Iscos nazionale presso Banca Etica:IBAN IT51E0501803200000011015476Causale: presidi di solidarietà lungo la rotta balcanica    
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27/02/2021 Scuole superiori chiuse in tutte le Marche: la posizione della Cisl Scuola
Didattica a distanza in tutte le scuole superiori e nelle classi seconde e terze medie nelle province di Ancona e Macerata. L'ordinanza della Regione Marche che chiude le scuole, a causa dell'aumento dei casi di Covid 19, arriva però dopo tante occasioni perse per intraprendere misure efficaci di contenimento, dal miglioramento dei piani di trasporto scolastico al potenziamento del personale nelle scuole. Il servizio del Tgr Rai Marche con intervista ad Anna Bartolini, Segretaria Generale Cisl Scuola Marche
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26/02/2021 Sindacato dei pensionati Fnp Cisl: “Pensioni sempre più povere in provincia di Ancona"
Nel 2019 nella Provincia di Ancona sono state erogate 214.978 pensioni. L’87% di queste sono prestazioni previdenziali in senso stretto, mentre il restante 13% sono prestazioni di tipo assistenziale: pensioni sociali e pensioni di invalidità civile. Le indennità di accompagnamento erogate alle persone in condizione di completa non autosufficienza sono state 15.699. L'importo medio di una prestazione previdenziale nella Provincia è di 965 € mensili lordi (contro una media regionale di € 990) che scende a € 801 (contro una media regionale di € 832) se si considerano solo le prestazioni erogate agli ex dipendenti del settore privato (l’85% del totale). Complessivamente, su tutto il territorio marchigiano, il 62% delle prestazioni previdenziali erogate hanno un importo inferiore a 1.000 € mensili lordi, con differenze importanti in ottica di genere: se gli uomini percepiscono in media € 1.218 lordi mensili, le donne arrivano a € 705. Questi numeri, elaborati dalla Federazione dei Pensionati della Cisl Marche a partire da dati ufficiali INPS, denotano una situazione preoccupante: tantissime persone anziane della nostra Provincia stanno scivolando sotto la soglia di povertà, e la situazione sta peggiorando a causa dell’emergenza pandemica, che tra l’altro ci costringe a restare in casa e a spendere risorse importanti per i dispositivi di protezione individuale. Siamo consapevoli che l’emergenza sociale ed economica che ci aspetta sarà drammatica. L’Istat rileva che nelle Marche, a settembre 2020, gli occupati sono diminuiti di 34.540 unità (il 6% circa) rispetto all’anno precedente, nonostante il blocco dei licenziamenti. Siamo estremamente preoccupati per i nostri figli che rischiano di perdere il lavoro e per i nostri nipoti che avranno enormi difficoltà a trovarlo. Per anni abbiamo cercato di sopperire alle carenze del sistema pubblico di welfare aiutando ogni giorno figli e nipoti, regalando tempo e soldi, pagando bollette e rate dei mutui, assistendo nipoti e coniugi non autosufficienti. A maggior ragione continueremo a farlo per contrastare gli effetti della crisi, ma abbiamo bisogno di sostegno. Le pensioni non vengono di fatto rivalutate da 7 anni, sui nostri redditi grava un carico fiscale tra i alti in Europa, non abbiamo alcun diritto esigibile a prestazioni socio assistenziali e sanitarie quando diventiamo non autosufficienti. I costi delle strutture residenziali sono esorbitanti, e non è possibile coprirle con le nostre pensioni o con l’indennità di accompagnamento (522 € mensili). Di conseguenza, le famiglie sono costrette ad intervenire, impoverendosi ulteriormente. Per questo auspichiamo che il nuovo Governo guidato da Mario Draghi si faccia carico di questi problemi, trovando nel Recovery Plan delle risorse da destinare alla rivalutazione dei trattamenti pensionistici, il cui potere d'acquisto si è drammaticamente ridotto negli ultimi anni, alla riduzione dell’IRPEF sui redditi medio bassi da pensione e lavoro e al potenziamento dell’assistenza socio sanitaria alle persone non autosufficienti, non solo anziane. I pensionati italiani vogliono continuare ad aiutare le loro famiglie e il loro Paese, ma hanno bisogno di un sostegno concreto ed urgente.
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26/02/2021 Sindacato dei pensionati Fnp Cisl: “Pensioni sempre più povere nelle province di Ascoli Piceno e Fermo"
Nel 2019 nella Province di Fermo e Ascoli Piceno sono state erogate 153.236 pensioni. L’82% di queste sono prestazioni previdenziali in senso stretto, mentre il restante 18% sono prestazioni di tipo assistenziale: pensioni sociali e pensioni di invalidità civile. Le indennità di accompagnamento erogate alle persone in condizione di completa non autosufficienza sono state 14.164. Considerando solo le prestazioni erogate agli ex dipendenti del settore privato, che rappresentano l’86% del totale, l’importo medio di una prestazione previdenziale è di € 798 lordi mensili nella Provincia di Fermo e di € 859 in quella di Ascoli Piceno, contro una media regionale di € 832. Complessivamente, su tutto il territorio marchigiano, il 62% delle prestazioni previdenziali erogate hanno un importo inferiore a 1.000 € mensili lordi, con differenze importanti in ottica di genere: se gli uomini percepiscono in media € 1.218 lordi mensili, le donne arrivano a € 705. Questi numeri, elaborati dalla Federazione dei Pensionati della Cisl Marche a partire da dati ufficiali INPS, denotano una situazione preoccupante: tantissime persone anziane della nostra Provincia stanno scivolando sotto la soglia di povertà, e la situazione sta peggiorando a causa dell’emergenza pandemica, che tra l’altro ci costringe a restare in casa e a spendere risorse importanti per i dispositivi di protezione individuale. Siamo consapevoli che l’emergenza sociale ed economica che ci aspetta sarà drammatica. L’Istat rileva che nelle Marche, a settembre 2020, gli occupati sono diminuiti di 34.540 unità (il 6% circa) rispetto all’anno precedente, nonostante il blocco dei licenziamenti. Siamo estremamente preoccupati per i nostri figli che rischiano di perdere il lavoro e per i nostri nipoti che avranno enormi difficoltà a trovarlo. Per anni abbiamo cercato di sopperire alle carenze del sistema pubblico di welfare aiutando ogni giorno figli e nipoti, regalando tempo e soldi, pagando bollette e rate dei mutui, assistendo nipoti e coniugi non autosufficienti. A maggior ragione continueremo a farlo per contrastare gli effetti della crisi, ma abbiamo bisogno di sostegno. Le pensioni non vengono di fatto rivalutate da 7 anni, sui nostri redditi grava un carico fiscale tra i alti in Europa, non abbiamo alcun diritto esigibile a prestazioni socio assistenziali e sanitarie quando diventiamo non autosufficienti. I costi delle strutture residenziali sono esorbitanti, e non è possibile coprirle con le nostre pensioni o con l’indennità di accompagnamento (522 € mensili). Di conseguenza, le famiglie sono costrette ad intervenire, impoverendosi ulteriormente. Per questo auspichiamo che il nuovo Governo guidato da Mario Draghi si faccia carico di questi problemi, trovando nel Recovery Plan delle risorse da destinare alla rivalutazione dei trattamenti pensionistici, il cui potere d'acquisto si è drammaticamente ridotto negli ultimi anni, alla riduzione dell’IRPEF sui redditi medio bassi da pensione e lavoro e al potenziamento dell’assistenza socio sanitaria alle persone non autosufficienti, non solo anziane. I pensionati italiani vogliono continuare ad aiutare le loro famiglie e il loro Paese, ma hanno bisogno di un sostegno concreto ed urgente.
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26/02/2021 Sindacato dei pensionati Fnp Cisl: “Pensioni sempre più povere in provincia di Macerata"
Nel 2019 nella Provincia di Macerata sono state erogate 124.031 pensioni. L’85% di queste sono prestazioni previdenziali in senso stretto, mentre il restante 15% sono prestazioni di tipo assistenziale: pensioni sociali e pensioni di invalidità civile. Le indennità di accompagnamento erogate alle persone in condizione di completa non autosufficienza sono state 9.386. L'importo medio di una prestazione previdenziale nella Provincia è di 1.011 € mensili lordi (contro una media regionale di € 990) che scende a € 855 (contro una media regionale di € 832) se si considerano solo le prestazioni erogate agli ex dipendenti del settore privato (l’85% del totale). Complessivamente, su tutto il territorio marchigiano, il 62% delle prestazioni previdenziali erogate hanno un importo inferiore a 1.000 € mensili lordi, con differenze importanti in ottica di genere: se gli uomini percepiscono in media € 1.218 lordi mensili, le donne arrivano a € 705. Questi numeri, elaborati dalla Federazione dei Pensionati della Cisl Marche a partire da dati ufficiali INPS, denotano una situazione preoccupante: tantissime persone anziane della nostra Provincia stanno scivolando sotto la soglia di povertà, e la situazione sta peggiorando a causa dell’emergenza pandemica, che tra l’altro ci costringe a restare in casa e a spendere risorse importanti per i dispositivi di protezione individuale. Siamo consapevoli che l’emergenza sociale ed economica che ci aspetta sarà drammatica. L’Istat rileva che nelle Marche, a settembre 2020, gli occupati sono diminuiti di 34.540 unità (il 6% circa) rispetto all’anno precedente, nonostante il blocco dei licenziamenti. Siamo estremamente preoccupati per i nostri figli che rischiano di perdere il lavoro e per i nostri nipoti che avranno enormi difficoltà a trovarlo. Per anni abbiamo cercato di sopperire alle carenze del sistema pubblico di welfare aiutando ogni giorno figli e nipoti, regalando tempo e soldi, pagando bollette e rate dei mutui, assistendo nipoti e coniugi non autosufficienti. A maggior ragione continueremo a farlo per contrastare gli effetti della crisi, ma abbiamo bisogno di sostegno. Le pensioni non vengono di fatto rivalutate da 7 anni, sui nostri redditi grava un carico fiscale tra i alti in Europa, non abbiamo alcun diritto esigibile a prestazioni socio assistenziali e sanitarie quando diventiamo non autosufficienti. I costi delle strutture residenziali sono esorbitanti, e non è possibile coprirle con le nostre pensioni o con l’indennità di accompagnamento (522 € mensili). Di conseguenza, le famiglie sono costrette ad intervenire, impoverendosi ulteriormente. Per questo auspichiamo che il nuovo Governo guidato da Mario Draghi si faccia carico di questi problemi, trovando nel Recovery Plan delle risorse da destinare alla rivalutazione dei trattamenti pensionistici, il cui potere d'acquisto si è drammaticamente ridotto negli ultimi anni, alla riduzione dell’IRPEF sui redditi medio bassi da pensione e lavoro e al potenziamento dell’assistenza socio sanitaria alle persone non autosufficienti, non solo anziane. I pensionati italiani vogliono continuare ad aiutare le loro famiglie e il loro Paese, ma hanno bisogno di un sostegno concreto ed urgente.
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26/02/2021 I Pensionati della Cisl delle Marche lanciano l’allarme: pensioni sempre più povere, le persone anziane hanno bisogno di sostegno.
Nel 2019 nelle Marche sono state erogate 631.540 pensioni. L'84% sono prestazioni previdenziali in senso stretto, mentre il restante 16% sono prestazioni di tipo assistenziale. L'importo medio di una prestazione previdenziale nelle Marche è di 990 € mensili lordi, che scende a € 831 se si considerano solo le prestazioni erogate agli ex dipendenti del settore privato (il 71% del totale) Significative sono anche le differenze di genere. Se gli uomini percepiscono in media € 1.218 lordi mensili, le donne arrivano a € 705. Il 62% delle prestazioni previdenziali erogate nelle Marche hanno un importo inferiore a 1.000 € mensili lordi. Nelle Marche, infine, sono state erogate nel 2019 più di 53.000 indennità di accompagnamento, delle quali sono destinatarie persone in condizione di completa non autosufficienza. I dati del report,  elaborato dalla Federazione dei Pensionati della Cisl Marche a partire da dati ufficiali INPS, denotano una situazione preoccupante: tantissime persone anziane della nostra Provincia stanno scivolando sotto la soglia di povertà, e la situazione sta peggiorando a causa dell’emergenza pandemica, che tra l’altro ci costringe a restare in casa e a spendere risorse importanti per i dispositivi di protezione individuale. «Siamo consapevoli che l’emergenza sociale ed economica che ci aspetta sarà drammatica.  - sottolinea il sindacato dei pensionati Fnp Cisl Marche -  L’Istat rileva che nelle Marche, a settembre 2020, gli occupati sono diminuiti di 34.540 unità (il 6% circa) rispetto all’anno precedente, nonostante il blocco dei licenziamenti. Siamo estremamente preoccupati per i nostri figli che rischiano di perdere il lavoro e per i nostri nipoti che avranno enormi difficoltà a trovarlo. Per anni abbiamo cercato di sopperire alle carenze del sistema pubblico di welfare aiutando ogni giorno figli e nipoti, regalando tempo e soldi, pagando bollette e rate dei mutui, assistendo nipoti e coniugi non autosufficienti. A maggior ragione continueremo a farlo per contrastare gli effetti della crisi, ma abbiamo bisogno di sostegno. » «Le pensioni non vengono di fatto rivalutate da 7 anni, sui nostri redditi grava un carico fiscale tra i alti in Europa, non abbiamo alcun diritto esigibile a prestazioni socio assistenziali e sanitarie quando diventiamo non autosufficienti. I costi delle strutture residenziali sono esorbitanti, e non è possibile coprirle con le nostre pensioni o con l’indennità di accompagnamento (522 € mensili). Di conseguenza, le famiglie sono costrette ad intervenire, impoverendosi ulteriormente. - prosegue  e conclude il sindacato dei pensionati -  Per questo auspichiamo che il nuovo Governo guidato da Mario Draghi si faccia carico di questi problemi, trovando nel Recovery Plan delle risorse da destinare alla rivalutazione dei trattamenti pensionistici, il cui potere d'acquisto si è drammaticamente ridotto negli ultimi anni, alla riduzione dell’IRPEF sui redditi medio bassi da pensione e lavoro e al potenziamento dell’assistenza socio sanitaria alle persone non autosufficienti, non solo anziane. I pensionati italiani vogliono continuare ad aiutare le loro famiglie e il loro Paese, ma hanno bisogno di un sostegno concreto ed urgente.» Fonte: https://www.pensionaticislmarche.it/articolo-282/i-pensionati-della-cisl-delle-marche-lanciano-l_allarme-pensioni-sempre-piu-povere-le-persone-anziane-hanno-bisogno-di-sostegno/
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26/02/2021 Casa di riposo Sassatelli di Fermo: la Cisl Fp chiede il ritorno alla normalità
Sono passati due mesi dal focolaio di Covid 19 che ha colpito la casa di riposo Sassatelli di Fermo. Gli anziani ospiti, ormai negativizzati, non sono ancora rientrati nella struttura e i lavoratori rischiano di finire in cassa integrazione. La Cisl Fp Marche chiede un rapido ritorno alla normalità, sollecitando la commissione mista, composta da Asur e Comune, ad accelerare i tempi per la riammissione dei 27 ospiti. Il servizio del Tgr Rai Marche con intervista a Giuseppe Donati, Segretario Regionale Cisl Fp Marche
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25/02/2021 Pesca, i sindacati alla Regione: “No al raddoppio del fermo biologico"
Con la pubblicazione del Decreto Direttoriale n. 8941 del 11 gennaio 2021, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, attraverso la Direzione Generale Pesca e Acquacoltura ha disposto delle giornate di fermo obbligatorio aggiuntivo  per  le imprese che esercitano la pesca mediante l’utilizzo di attrezzi trainati con rete a strascico e volante.  L’aumento delle giornate valgono per le imbarcazioni iscritte nella GSA 17 (Adriatico Settentrionale e Centrale), e sono diverse a seconda del tipo di imbarcazione. Si passa da 30 giorni di fermo pesca biologico, generalmente nel periodo tra agosto e settembre, ad un ulteriore periodo di fermo di 21 giorni, per barche di lunghezza fuori tutto (LFT) inferiori a 24 metri, di 30 giorni per le imbarcazioni comprese tra i 12 e 24 metri  a 39 giorni per le barche di lunghezza superiori a 24 metri. Tali giornate dovranno essere effettuate entro il 31/12/2021 a scelta dell’armatore. «Questa decisione serve solo a danneggiare un settore già in crisi da anni e oggi messo alla dura prova dalla grave emergenza sociale ed economica causata dalla Pandemia che incombe da circa un anno. - affermano Danilo  Santini e Stefano Pepa della Fai Cisl Pesca e Paolo  Grossi  della Flai-Cgil -  Le conseguenze di questa decisione, da parte della Direzione Generale Pesca,  di raddoppiare le giornate di fermo biologico,  mette a rischio la sostenibilità delle imprese con inevitabili ripercussioni sul fronte occupazionale.»  «Questo accanimento porta ad un ulteriore diminuzione di fatturato per le imprese, già in difficoltà, e una ripercussione sulla forza lavoro inevitabile perché se le aziende non riescono a mantenersi, non si potrà salvaguardare l’attuale livello occupazionale. Non si parla solo di pescatori imbarcati ma di tutto l’indotto; si assisterà ad un progressivo declino del settore, che dura ormai da anni. - proseguono i sindacati di categoria -  Non si comprende come queste decisioni, che tra l’altro, si sommano alle altre decisioni di normative prese a livello nazionale e comunitario, vadano tutte verso una sola  direzione, quella direzione che porta a continue riduzioni e limitazioni,  quasi punitive, nei confronti del settore della pesca e dei pescatori.» «Per questi motivi  chiediamo alla Giunta regionale delle Marche ed in particolare dell’Assessore Mirco Carloni, di condividere le preoccupazione del sindacato facendosi portavoce a qualsiasi livello istituzionale ed in particolare verso il Governo Nazionale ed il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, delle istanze dei lavoratori e imprese della pesca -  cocludono   i  rappresentanti sindacali regionali del settore pesca,  Paolo Grossi (FLAI-CGIL), Danilo Santini e Stefano Pepa (FAI-CISL) -   affinché si modifichi il provvedimento che raddoppia i giorni di fermo pesca, e si punti a riaprire il tavolo con le Organizzazioni sindacali nazionali di settore. Il tutto per cambiare il Decreto, nel vero interesse dei lavoratori e imprese della pesca evitando gravi ripercussioni socio-economiche devastanti.»  
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24/02/2021 CGIL CISL UIL: basta ostacoli alla piena applicazione della Legge 194. Le donne devono essere libere di scegliere
«Le donne devono essere libere di scegliere senza che nessuno possa permettersi di giudicarle o tanto meno di colpevolizzarle.»  CGIL CISL UIL Marche rivendicano la piena applicazione della Legge 194 nelle Marche, di fronte agli annunci della Regione Marche sulla somministrazione della RU486 e ai dati sull’obiezione di coscienza nelle strutture sanitarie pubbliche che sta ponendo ostacoli all’applicazione della Legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.  «Lo Stato ha il dovere di rendere concretamente effettiva questa legge, che è stata una conquista delle donne per assicurare la loro libertà e il loro diritto alla salute» dichiarano Daniela Barbaresi, Cristiana Ilari e Claudia Mazzucchelli, Segretarie di CGIL CISL UIL Marche, che chiedono anche il rispetto da parte della Regione delle Linee guida del Ministero della salute sull’aborto farmacologico e sul ruolo dei consultori, perché la libertà di scelta e la tutela della salute sia garantita a tutte le donne delle Marche. Nelle Marche solo il 6% delle interruzioni volontarie di gravidanza avviene con metodo farmacologico: valori lontanissimi dalla media nazionale (21%) e da quelli di regioni come la Toscana (29%), Emilia Romagna (37%) o il Piemonte (44%). A ciò si aggiunga la situazione degli obiettori di coscienza: nelle Marche rappresentano il 73% dei ginecologi ospedalieri e il 30% di quelli dei consultori, il 45% degli anestesisti e il 25% del personale sanitario non medico: per una donna diventa impossibile interrompere una gravidanza, tanto che una donna circa su dieci deve andare fuori regione per abortire. Il numero dei medici ginecologi è sceso da 153 unità del 2015 a 137 nel 2019 di cui solo 37 sono ginecologi non obiettori: praticamente solo uno su quattro. Dai dati forniti dalla Regione Marche relativi al 2019, la situazione che nei singoli ospedali è preoccupante: sono tutti obiettori i 10 ginecologi dell’ospedale di Jesi, 10 obiettori su 11 all’ospedale di Fermo (91%) dove non si effettuano IVG, 9 su 10 all’ospedale di Fano (90%), 8 su 9 in quello di Civitanova Marche (89%), a Senigallia (78%), Macerata o Ascoli Piceno (75%) . La più bassa presenza di ginecologi obiettori si registra negli ospedali di Urbino (55%), San Benedetto del Tronto (56%) e al “Salesi” di Ancona (58%) dove però gli obiettori sono comunque la maggioranza dei medici. Nel 2019 sono state effettuate 1.450 interruzioni volontarie di gravidanza di cui 447 nella provincia di Ancona (31% del totale regionale), 358 in provincia di Macerata (25%), 345 in provincia di Ascoli Piceno (24%), dove le IVG vengono effettuate grazie soprattutto a una convenzione con l’AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica), e 300 in provincia di Pesaro Urbino (21%). Nessuna IVG in provincia di Fermo.  Barbaresi, Ilari e Mazzucchelli aggiungono che «Le donne vogliono vivere in un Paese che consenta di mettere al mondo figli senza l'angoscia per il futuro. Un Paese in grado di assicurare loro un lavoro stabile e adeguatamente retribuito. Un Paese che investa in un'adeguata rete di servizi per l'infanzia e per un welfare davvero universale e al contempo che investa nell'educazione all’affettività e alla sessualità e in una rete di consultori, adeguata ed efficiente in grado di sostenere davvero le donne e le famiglie nel rispetto delle indicazioni del Ministero della Salute, senza che siano costrette ad andare fuori regione per vedere rispettate le loro scelte.»  «Nelle Marche le donne non torneranno indietro e non smetteranno di rivendicare con forza il loro diritto ad essere rispettate come persone senza essere definite in base a presunti ruoli e funzioni e ad essere libere di scegliere!».
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23/02/2021 Lavoratori spettacolo: manifestazione regionale “Torniamo a fare spettacolo” 23 febbraio Sferisterio di Macerata
Il 23 febbraio 2021, ad un anno dalla chiusura dei luoghi della cultura, i sindacati confederali di categoria hanno realizzato una manifestazione pubblica « in stretto raccordo con le proposte nazionali e regionali, quest’ultime già al centro del confronto con la Regione Marche. - sottolineano SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL - Insieme alle lavoratrici e ai lavoratori dello spettacolo marchigiani, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, abbiamo manifestato a Macerata, in piazza Mazzini, vicino ad uno dei luoghi simbolo della cultura, lo Sferisterio.  Per l’occasione, lo slogan è stato: “Torniamo a fare spettacolo”.»  «Le ragioni dell’iniziativa sono quelle di porre l’attenzione pubblica ed istituzionale sugli effetti concreti che la pandemia e le conseguenti chiusure hanno prodotto sui territori, tra la popolazione, sull’occupazione e sulle condizioni economiche delle lavoratrici e lavoratori. - proseguono i sindacati di categoria - E’ necessario sostenere il mondo della produzione culturale a partire dal riconoscimento di ammortizzatori sociali più efficaci, di pensare alla riapertura graduale ed in sicurezza dei luoghi della cultura, di salvaguardare produzione e occupazione per non disperdere talenti e professionalità essenziali per la società civile.» Per  SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL  «è urgente realizzare una riforma della legge dello spettacolo e combattere forme diffuse di elusività contrattuale e di lavoro sommerso, attraverso l’applicazione dei contratti nazionali di lavoro. Con la Regione Marche, parallelamente, è da tempo aperto un confronto, che auspichiamo porti presto ad affrontare e risolvere il tema urgente dei ristori, delle buone pratiche contrattuali, della revisione della legge regionale dello spettacolo risalente al 2009 e concretizzare il progetto presentato di “Cura dei teatri marchigiani” propedeutici alla ripresa Facciamo appello - concludono i sindacati regionali di categoria - alle Istituzioni, alla società civile, ai media, affinché partecipino fattivamente al rilancio del settore dello spettacolo, quale fattore essenziale per lo sviluppo economico e sociale.»            
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23/02/2021 Aeroporto: situazione critica, occorre intervenire immediatamente
La Fit Cisl Marche è estremamente preoccupata per la situazione dell’aeroporto Sanzio. «Non si deve perdere tempo: è necessario agire presto e bene per rispondere a una crisi senza precedenti» spiega Roberto Ascani, Segretario Generale Fit Cisl Marche, che chiede l’immediata costituzione del tavolo permanente di confronto con la Regione Marche per affrontare le problematiche del trasporto aereo.  «La nuova Giunta Regionale – prosegue Ascani - non ha manifestato finora un interesse tangibile alle vicissitudini del trasporto aereo nelle Marche. Il comparto sta attraversando una crisi senza precedenti: serve una svolta nelle politiche di sostegno per i lavoratori, ma anche una programmazione che sappia cogliere i segnali di ripresa del mercato. Servono investimenti appetibili ed esigibili che interrompano l’isolamento in cui l’Aeroporto delle Marche sta scivolando lentamente».  La Fit Cisl chiede da mesi un confronto, ma non ha ancora ricevuto una risposta. «La società di gestione è in difficoltà – aggiunge Ascani – mentre i bandi promossi dalla Regione vanno regolarmente deserti o quasi.  Il Presidente aveva tenuto per sé la delega all’aeroporto e questo, inizialmente, aveva fatto ben sperare; ma ad oggi il confronto non è mai decollato e di aerei in pista non se ne vedono né se ne vedranno a breve. Sarebbe un vero peccato disperdere gli investimenti fatti, le professionalità dei lavoratori e la determinazione di un investitore privato: il territorio subirebbe un contraccolpo fatale in termini di occupazione diretta ed indiretta e di indotto economico attivabile».  «Parole d’ordine – conclude il Segretario Generale della Fit Cisl Marche - confronto e risorse economiche dallo Stato e dal territorio per cogliere immediatamente la ripresa». 
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23/02/2021 Sindacato dei pensionati Fnp Cisl: “Pensioni sempre più povere in provincia di Pesaro - Urbino "
«Tantissime persone anziane della nostra provincia stanno scivolando sotto la soglia di povertà, e la situazione sta peggiorando a causa dell’emergenza pandemica, che tra l’altro ci costringe a restare in casa e a spendere risorse importanti per i dispositivi di protezione individuale.» commenta così Vittorio Calisini, Coordinatore  Fnp Cisl  di Pesaro, Urbino e Fano  i dati,  elaborati dalla Federazione dei Pensionati della Cisl Marche, pubblicati dall' INPS che attestano che nel 2019 nella Provincia di Pesaro – Urbino sono state erogate 139.295 pensioni. L’82% di queste sono prestazioni previdenziali in senso stretto, mentre il restante 18% sono prestazioni di tipo assistenziale: pensioni sociali e pensioni di invalidità civile. Le indennità di accompagnamento erogate alle persone in condizione di completa non autosufficienza sono state 13.891.  L'importo medio di una prestazione previdenziale nella provincia è di 1.024 € mensili lordi (contro una media regionale di € 990) che scende a € 859 (contro una media regionale di € 832) se si considerano solo le prestazioni erogate agli ex dipendenti del settore privato (l’83% del totale). Complessivamente, su tutto il territorio marchigiano, il 62% delle prestazioni previdenziali erogate hanno un importo inferiore a 1.000 € mensili lordi, con differenze importanti in ottica di genere: se gli uomini percepiscono in media € 1.218 lordi mensili, le donne arrivano a € 705. «Siamo consapevoli che l’emergenza sociale ed economica che ci aspetta sarà drammatica.  L’Istat rileva che nelle Marche, a settembre 2020, gli occupati sono diminuiti di 34.540 unità (il 6% circa) rispetto all’anno precedente, nonostante il blocco dei licenziamenti. - continua Calisini - Siamo estremamente preoccupati per i nostri figli che rischiano di perdere il lavoro e per i nostri nipoti che avranno enormi difficoltà a trovarlo. Per anni abbiamo cercato di sopperire alle carenze del sistema pubblico di welfare aiutando ogni giorno figli e nipoti, regalando tempo e soldi, pagando bollette e rate dei mutui, assistendo nipoti e coniugi non autosufficienti. A maggior ragione continueremo a farlo per contrastare gli effetti della crisi, ma abbiamo bisogno di sostegno. » «Le pensioni non vengono di fatto rivalutate da 7 anni - denuncia il Coordinatore Fnp Cisl della provincia di Pesaro-Urbino - sui nostri redditi grava un carico fiscale tra i alti in Europa, non abbiamo alcun diritto esigibile a prestazioni socio assistenziali e sanitarie quando diventiamo non autosufficienti. I costi delle strutture residenziali sono esorbitanti, e non è possibile coprirle con le nostre pensioni o con l’indennità di accompagnamento (522 € mensili). Di conseguenza, le famiglie sono costrette ad intervenire, impoverendosi ulteriormente. - prosegue e conclude -  Per questo auspichiamo che il nuovo Governo guidato da Mario Draghi si faccia carico di questi problemi, trovando nel Recovery Plan delle risorse da destinare alla rivalutazione dei trattamenti pensionistici, il cui potere d'acquisto si è drammaticamente ridotto negli ultimi anni, alla riduzione dell’IRPEF sui redditi medio bassi da pensione e lavoro e al potenziamento dell’assistenza socio sanitaria alle persone non autosufficienti, non solo anziane. I pensionati italiani vogliono continuare ad aiutare le loro famiglie e il loro Paese, ma hanno bisogno di un sostegno concreto ed urgente.»  
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22/02/2021 Pensioni in sicurezza: uscito il calendario di pagamento del mese di marzo 2021
Per garantire la tutela della salute dei lavoratori e dei clienti, le pensioni del mese di marzo verranno accreditate a partire da martedì 23 febbraio  per i titolari di un libretto di risparmio, di un conto BancoPosta o di una Postepay Evolution. I titolari di carta Postamat, Carta Libretto o di Postepay Evolution potranno prelevare i contanti da oltre 7.000 Postamat, senza bisogno di recarsi presso l'ufficio postale. Chi non può evitare di ritirare la pensione in contaVti, dovrà presentarsi all'ufficio postale rispettando la turnazione alfabetica prevista dal Calendario.  Chi ha più di 75 anni e riscuote la pensione in contanti può delegare il ritiro ai Carabinieri.   
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22/02/2021 "Il virus penalizza le donne Mille in più senza il lavoro" Ferretti, Cisl Ascoli al Corriere Adriatico
«E' urgente una regolamentazione dello smart working e una effettiva politica di conciliazione vita privata e lavoro che incida sul rafforzamento dei servizi all'infanzia, agli anziani e ai disabili. -  è quanto ha dichiarato al Corriere Adriatico, Maria Teresa Ferretti, responsabile della Cisl di Ascoli Piceno «Il Piceno ha una elevata percentuale di tessuto imprenditoriale impegnata nel settore dei servizi, che per sua natura occupa molte donne, pensiamo alla ristorazione e alle addette alle pulizie. Settore che in alcuni casi risente maggiormente del rispetto delle regole normative e contrattuali: capita molto spesso di incontrare donne che pur lavorando ricevono retribuzioni molto basse e sicuramente non vanno ad incidere sulla disoccupazione.» «Il mondo femminile è stato sempre quello più penalizzato nell'inserimento lavorativo  sia perché più impegnato nel sostegno familiare, sia perché la donna, soprattutto se giovane, non dà certezza di una continuità lavorativa. I dati ci danno una fotografia evidente di una disoccupazione spostata verso le donne. Se guardiamo a quelli diffusi dall'Istat nel 2019, che riguardano tutto il territorio Piceno, e non solo i Comuni ricadenti nel Centro per l'impiego di Ascoli, si contano 9.573 disoccupati di cui 5.862 donne. Questo significa che la disoccupazione ha colpito oltre mille donne in più nel giro di un anno.»   Da parte della Cisl, dunque, c'è una forte attenzione  per una effettiva politica di conciliazione vita privata e lavoro «fondamentale e urgente diviene, in questo periodo di pandemia anche la regolamentazione dello smart working» conclude la responsabile Cisl di Ascoli. Fonte :  "Il virus penalizza le donne. Mille in più senza il lavoro"  di Luigina Pezzoli, Corriere Adriatico del 22 febbraio 2021, edizione Ascoli Piceno    
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20/02/2021 Per la sicurezza dei lavoratori, riparte l'attività del Co.Co.Pro Inail di Pesaro- Urbino
Nella mattina di lunedì 22 febbraio si riunirà il  Co.Co.Pro Inail della provincia di Pesaro-Urbino. Nel comitato, di nomina prefettizia, sono rappresentate tutte le sigle datoriali e sigle sindacali della provincia le quali, con la supervisione del Direttore Inail della provincia di Pesaro- Urbino, Antuono Edoardo, la Presidenza per le parti sindacali di Danilo Santini della Cisl e la Vicepresidenza di Renzo de Angeli di Confapi, riprenderanno a collaborare per la gestione delle criticità infortunistiche e per la vigilanza sulla sicurezza legate agli importanti temi del lavoro.  «Dopo un periodo di fermo dovuto principalmente alla pandemia in corso, questo importante organismo di presidio e di difesa del territorio, ricostituito e rinnovato nella composizione, torna ad operare ed a rappresentare tutte le maestranze interessate alla tematica degli infortuni e della sicurezza sul lavoro. – hanno sottolineato il nuovo Presidente Co.Co.Pro Danilo Santini, il Direttore Inail,  Antuono Edoardo e  Renzo De Angeli, Vice Presidente Co.Co.Pro.- L’istituto e le parti sociali condividono, in un’ottica collaborativa, uno spirito rigenerato necessario allo slancio in vista delle future iniziative che si metteranno in campo».    
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19/02/2021 Centro Bignamini: arginare subito il focolaio Covid e rafforzare tutte le misure di prevenzione
CGIL CISL UIL confederali di Falconara esprimono grande preoccupazione per il focolaio di covid 19 che si è generato all’interno del Centro Bignamini (Fondazione Don Gnocchi) di Falconara, di cui si è avuta notizia nelle scorse ore. Le organizzazioni sindacali di categoria hanno immediatamente richiesto un incontro alla Direzione. Dalle notizie raccolte almeno 10 utenti nel reparto della riabilitazione intensiva sono risultati positivi. Al momento non risultano contagi tra gli operatori. Il reparto, che si colloca al secondo piano della struttura, è stato chiuso e i pazienti ricollocati in altre strutture sanitarie. Chiusi per la sanificazione nella giornata odierna anche alcuni ambulatori e il servizio di piscina che riapriranno nell’immediato. Riteniamo indispensabile che vi sia un coordinamento tra la struttura stessa e l’ASUR per la gestione dell’emergenza e chiediamo che vengano garantiti gli organici per gestire l’assistenza sanitaria che resta operativa nella struttura. Riteniamo importante che vengano garantite le soluzioni organizzative che impediscano l’utilizzo di personale in più reparti. Occorre infine terminare al più presto il programma di vaccinazione per utenti e dipendenti. CGIL CISL UIL si rendono anche disponibili ad incontrare gli enti competenti per agevolare il coordinamento delle iniziative.
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18/02/2021 Vaccino anticovid per gli over 80. Assistenza per la prenotazione nelle sedi Cisl della Provincia di Ancona
La FNP CISL è fortemente preoccupata per l’andamento della pandemia e sulle possibili  gravi conseguenze nelle persone anziane  e in particolare su quelle più fragili,  e invita   la Regione Marche  a rendere note, nel più breve tempo,  le modalità per la eventuale prenotazione  per le persone che non sono in grado di deambulare o di essere accompagnate e per le quali la  stessa Regione comunica che la vaccinazione “sarà eseguita dall’ASUR mediante i Medici di medicina generale ovvero dalle altre strutture territoriali ADI (Assistenza Domiciliare Integrata).” Le prenotazioni, a partire dal 12 febbraio, potranno essere effettuate sul sito delle Poste, https//prenotazioni.vaccinicovid.gov.it  oppure numero verde 800 009966 dalle ore 9 alle 18  LA FNP  e la CISL   sono a disposizione degli over 80 che hanno necessità di aiuto nel prenotare  la vaccinazione  Anti-Covid 19  presso  le proprie sedi della provincia di Ancona.   ANCONA  via  G.Ragnini 4  Tel.3316158101 CHIARAVALLE  - Via Abazia 9 tel.071744992 FALCONARA   - Via G.Leopardi 7 tel. 0719174769 OSIMO  - via San Gennaro 30 tel. 0717131397  SENIGALLIA -Via Montenero 6        tel 07164470 -3668534917 JESI - Via Gallodoro 66 tel.0731209321  FABRIANO - ViaDeGasperi 50 Tel: 073222564 SASSOFERRATO -  Via Leopardi, 1 - tel. 0732 958171 CERRETO D’ESI -  Santa Croce, 2 - tel, 0732 771217         Gli interessati dovranno essere muniti di documento d’identità, tessera sanitaria e un numero di cellulare sul quale poi  sarà notificata la conferma di prenotazione, il giorno e la sede di somministrazione del vaccino.     
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16/02/2021 Vaccino anticovid per gli over 80. Assistenza per la prenotazione in tutte le sedi Cisl del maceratese
 I pensionati della CISL e i volontari Anteas di Macerata sono a disposizione per aiutare gli ultraottantenni nella prenotazione del vaccino. «Basterà telefonare in qualsiasi sede CISL della provincia di Macerata per ricevere un servizio telefonico di prenotazione del vaccino. - spiegano i responsabili  CISL, FNP CISL e ANTEAS di  Macerata - Si tratta di un’iniziativa pensata per stare vicino a una popolazione molto anziana e particolarmente fragile. Va sottolineato che l' avvio di questa fase del piano vaccinale predisposto dalla Regione Marche non tiene conto delle possibili difficoltà che molte persone anziane e sole possono incontrare nell’accesso alle informazioni e alla piattaforma di prenotazione on line. » Un maggiore disponibilità al confronto a livello regionale con il sindacato confederale e dei pensionati «avrebbe aiutato a mettere a fuoco queste criticità e permesso un coinvolgimento più ampio per rafforzare la tutela, l’informazione e l’accompagnamento degli anziani in una fase così difficile. - sottolineano e concludono-  Per noi resta prioritario che nessuno sia lasciato solo e per questo abbiamo attivato in tutte le sedi CISL il servizio di assistenza telefonica per la prenotazione del vaccino.»          
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15/02/2021 Commissione Regionale Pari Opportunità. CGIL CISL UIL: “Nessuna rappresentanza al Sindacato. Scelta miope e sbagliata”
L’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale ha presentato i giorni scorsi la proposta dei nominativi delle 21 donne che comporranno la nuova Commissione per le Pari Opportunità. Proposta che verrà sottoposta al voto dell’Assemblea legislativa regionale: 21 nominativi nessuno dei quali espressione del Sindacato Confederale. «Riteniamo profondamente miope e sbagliata la scelta di non dare nessuna rappresentanza all’interno della CPO a chi rappresenta centinaia di migliaia di donne lavoratrici, disoccupate e pensionate marchigiane e che da molti anni si batte per i loro diritti e soprattutto per superare vecchie e nuove diseguaglianze, nel lavoro e nella società». E’ quanto dichiarano Daniela Barbaresi, Cristiana Ilari e Claudia Mazzucchelli, rispettivamente Segretarie di CGIL CISL UIL Marche.  Nelle motivazioni esplicitate dalla Presidenza del Consiglio regionale si legge che sono state individuate donne che hanno riconosciuta esperienza sulla condizione femminile nei suoi diversi aspetti e profili e siano rappresentative dei movimenti e delle diverse culture del mondo femminile.  «Evidentemente per la Presidenza del Consiglio regionale il tema del lavoro e delle tante, troppe difficoltà e diseguaglianze con le quali si misurano tante lavoratrici non rappresenta una priorità e un aspetto centrale nella vita delle donne» – aggiungono Barbaresi, Ilari e Mazzucchelli. Il lavoro delle donne dovrebbe essere al centro del dibattito politico e istituzionale soprattutto in considerazione dell’alto prezzo che le donne hanno già pagato per la crisi causata dalla pandemia, che acuisce vecchie e nuove diseguaglianze. Secondo l’ultima rilevazione Istat, nelle Marche in un anno si sono già persi 35 mila occupati, di cui 25 mila donne (pari al 70%), mentre la disoccupazione femminile è tornata prepotentemente a due cifre, nonostante il numero crescente di donne che, sfiduciate, hanno rinunciato a cercare lavoro. Tutto ciò in un contesto fatto di stereotipi, diseguaglianze e discriminazioni, precarietà diffusa e part time spesso involontario che interessano due marchigiane su tre. Divari di genere nel lavoro a partire da quello retributivo che porta le lavoratrici a percepire oltre 7 mila euro lordi annui in meno rispetto ai loro colleghi maschi, a cui si aggiungono le diseguaglianze nell’avanzamento di carriera e nella valorizzazione delle competenze. Per non parlare del mancato riconoscimento del lavoro di cura, a carico ancora soprattutto delle donne, e della mancanza di un’adeguata rete di welfare a partire dai servizi per la prima infanzia di cui le Marche sono scandalosamente carenti tanto che solo 1 bambino su 4 da 0 a 3 anni può avere accesso all’asilo nido, mentre oltre 800 lavoratrici ogni anni lasciano il lavoro alla nascita di un figlio poste obbligate a scegliere tra lavoro e maternità. E allora, se non si vuole continuare con la retorica del calo demografico, se non come scusa per il ritorno a casa delle donne occorre, anche nelle Marche, fare i conti con un mercato del lavoro frantumato, precarizzato che indebolisce la qualità del lavoro e del nostro sistema produttivo e con esso le prospettive di sviluppo e coesione. Sono questi i temi di cui la Regione deve cominciare ad occuparsi al più presto con coerenti politiche del lavoro, sociali e di sviluppo e per questo è fondamentale che anche la CPO svolga pienamente un ruolo propositivo, di stimolo e controllo. «Chiediamo pertanto all’Ufficio di Presidenza di tornare sui suoi passi e modificare la proposta  - concludono - e al Consiglio Regionale di intervenire per dare il giusto peso al lavoro e la giusta voce alle donne e a chi le rappresenta.»
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15/02/2021 Infortuni da lavoro Covid, Cisl Fp Marche:" Pesantissimo l'impatto sui professionisti della sanità"
 «Dai dati Inail al 31 dicembre 2020 sugli infortuni Covid 19 si evince purtroppo chiaramente come la crisi pandemica abbia colpito pesantemente i professionisti della sanità marchigiana, con particolare riferimento ad infermieri ed operatori socio -sanitari.  -  sottolinea il Segretario  Generale della Cisl Fp, Luca Talevi - L' analisi dei dati mensili nella nostra regione evidenziano come marzo sia stato il mese più critico per gli infortuni ( oltre un terzo del totale 2020 ) ma a seguire ci sono i mesi di novembre e dicembre a dimostrazione di come anche la seconda fase pandemica abbia coinvolto pesantemente i professionisti della salute marchigiana. Se infatti , eccetto il mese di marzo, la media regionale degli infortuni Covid era in linea con quella nazionale, il mese di dicembre registra un picco di infortuni ( più 23, 7% ) rispetto a novembre  che molto probabilmente si ripeterà anche nei mesi di gennaio e febbraio 2021 precedenti all'avvio della vaccinazione agli operatori sanitari»   Complessivamente nel 2020 sono state  2821 le denunce complessive di infortuni da Covid 19 e tra queste ben 1992 pari al 70,6% del totale sono donne rispetto agli 829 uomini pari al 29,4% del totale. Il 45,8% degli infortuni Covid totali riguarda il settore sanità ed assistenza sociale, e tra questi i lavoratori più colpiti sono infermieri, per una percentuale elevatissima dell'88%, ed operatori socio sanitari operanti soprattutto nella  sanità pubblica ma anche nella sanità privata oltre che nelle strutture socio assistenziali. «Rileviamo come siano in aumento percentuale anche gli infortuni Covid riguardanti gli agenti di polizia municipale operanti quotidianamente nel territorio. - continua e conclude Talevi -  Come sindacato continuiamo ad essere fortemente impegnati per la massima tutela dei professionisti della sanità marchigiana e dei pazienti con il coinvolgimento costante dei rappresentanti dei lavoratori della sicurezza all'interno di ogni luogo di lavoro.»      
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